Euripide con questa tragedia ci colpisce particolarmente perché coniuga le istanze di bruciante attualità politica con una prospettiva che proietta in un lontanissimo passato mitico, come in un gioco di specchi, le radici della sofferenza che sconvolge la città di Tebe. Non è possibile non sentire le assonanze con le guerre che sono alle porte dei nostri confini odierni. Guerre fratricide che affondano in radici antichissime. Tragedia corale che prende il titolo dal gruppo di donne straniere che ne costituisce il coro: sesso femminile, giovane età, provenienza straniera, conferiscono a questo coro un carattere unico in termini di “marginalità”, elemento che ci connette ancora di più con questo materiale in quanto noi tutti di fronte agli orrori che ogni giorno vediamo, non siamo che freddi osservatori marginali che assistiamo al massacro di intere generazioni. Come sempre negli spettacoli di Balletto Civile la danza si piega senza paura a essere una danza narrativa, non descrittiva, bensì in contatto con la sua origine cioè come forma di dialogo visivo con la polis. Non c’è per noi bellezza estetica se non quella piegata al senso – spiega Daniela Lucenti, direttrice artistica e regista – e ora più che mai ci sembra urgente danzare una partitura di parole, prestando i nostri corpi come testimoni ad un vero e proprio elogio alla democrazia, un ennesimo rifiuto della tirannia e una viscerale riflessione sul non senso della lotta civile.