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SUMMARY:Giò Alajmo / Zampa di Cocker band
DESCRIPTION:Gianpaolo Zanatta voce solistaGiuseppe Cabrio piano e coriFabrizio Pittalis hammond e tastiereFilippo De Vecchi chitarra elettricaMarco Fantinato basso elettricoNicola Callegher batteriaLaura Berton\, Franca Pullia coriStefano Gajon sassofonoPierluigi Volpini tromba \nCocker\, la leggenda di Woodstock\nAgosto 1969. Mezzo milione di giovani si radunano a Bethel\, nello stato di New York\, per assistere a quello che diventerà il più famoso festival della storia. La chiameranno “Woodstock Generation”\, la generazione dei giovani che vissero in prima persona le contraddizioni dell’America di fine anni Sessanta\, la corsa allo spazio e alla luna\, il rischio di una guerra nucleare\, il braccio di ferro fra Usa e Urss\, il Vietnam\, lo scontro fra razzisti bianchi e attivisti neri\, l’uccisione di John e Robert Kennedy\, di Martin Luther King e Malcolm X\, la contestazione di Berkeley e il Maggio Francese.Questo concerto-spettacolo\, creato e interpretato dal giornalista Giò Alajmo e dalla band Zampa di Cocker\, racconta la storia di un giovane inglese di Sheffield che si trovò catapultato su quel palco a cantare il soul.Ancora una volta\, dopo i Rolling Stones con il blues\, un bianco inglese portava agli americani la loro musica nera.Un lungo viaggio fra ricordi\, aneddoti e canzoni che abbracciano non solo a carriera di Joe Cocker ma anche quella di musicisti quali i Beatles\, Ray Charles e Zucchero\, in un racconto musicale sul successo e la caduta\, la rinascita e i trionfi\, fino alla morte di uno degli artisti simbolo della “Woodstock Generation”.
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SUMMARY:COROinCANTO / Marco Milan / Marina Bottacin
DESCRIPTION:Pachelbel / J. S. Bach / Monteverdi / Arcadelt / Fauré / Mozart\n  \n\nJohann Pachelbel (1653 – 1706)Magnificat in re maggioreper coro a quattro voci e organo \nJohann Sebastian Bach (1685 – 1750)“Gott der Vater wohn’uns bei”preludio BWV 748 e corale“Wer nur den lieben Gott Lasst walten”preludio BWV 642 e corale“Vater unser im Himmelreich”preludio BWV 636 e corale“Komm\, Gott\, Schöpfer\, heiliger Geist”preludio BWV 631 e coraleKyrie Gott heiliger Geist BWV 671per organo solo \nClaudio Monteverdi (1567 – 1643)Pulchra es da “Vespro della Beata Vergine”per due soprani e basso continuo \nJacques Arcadelt (1507 – 1568)Ave Maria \nGabriel Fauré (1845 – 1920)Tantum ergo op. 55per una voce solista\, coro e organoCantique de Jean Racine op. 11per coro a quattro voci miste e organo \nWolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)Ave Verum\, K 618per coro a quattro voci miste e organo
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SUMMARY:Capolavori
DESCRIPTION:lecture show di e con Mauro Berrutoregia di Roberto TarascoNidodiragno / CMC \nIl libro ‘‘Capolavori. Allenare\, allenarsi\, guardare altrove’’ di Mauro Berruto è pubblicato da Add Editore \nQuando si parla di capolavori il primo pensiero va all’arte: pittura\, scultura\, architettura\, cinema\, teatro\, musica o letteratura. Ma che dire delle imprese sportive?Mauro Berruto\, già allenatore della nazionale italiana di pallavolo che ha vinto\, fra le altre\, la Medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra del 2012\, ci porta a scoprire\, attraverso un’indagine appassionata\, che il gesto dell’allenare non è esclusivo di chi entra in uno spogliatoio ma è pratica quotidiana per mettere insieme le persone\, trasformarle in squadre e orientarle verso l’obiettivo.Nel corso della serata Diego Armando Maradona palleggerà con Michelangelo\, Jury Chechi sfiderà il pittore Yves Klein\, Muhammad Ali e Kostantinos Kavafis comporranno poesie: perché atleti\, artisti e poeti fanno parte della stessa squadra\, e abitano quello spazio in cui ogni individuo può esprimere il proprio talento e costruire il proprio personale capolavoro.Un viaggio fra parole\, immagini e musiche verso quell’Itaca\, meta di chi sogna di vincere una medaglia\, di dipingere un’opera d’arte\, di conquistare una quota di mercato oppure\, semplicemente\, di poter dare il meglio di sé in ogni occasione.
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SUMMARY:Roberto Citran / L'arte dell’Arco
DESCRIPTION:Tartini\, la morte e il diavoloMonologo per attore ed ensemble da camera di Sergio Durante\nFederico Guglielmo violinoDiego Cantalupi liutoFrancesco Galligioni violoncelloRoberto Loreggian clavicembalo \nGiuseppe Tartini (1692 – 1770)Sonata in mi minore “Senti lo mare”per violino e continuo \nAntonio Vandini (1690 – 1778)Concerto in re maggioreper violoncelloAdagio \nGiuseppe TartiniSonata in la maggiore op. 1 n. 13 “Pastorale”per violino e continuo \nConcerto I in si bemolle maggiore(trascrizione di L. Frischmuth)Allegro \nAntonio Vandini Sonata in do maggioreper violoncello e continuo \nGiuseppe TartiniL’Arte dell’Arco \nVariazioni composte sopra alla più bella Gavotta del CorelliOpera Quinta per violino e continuo \nAria del Tassodalla XV Sonata in sol maggiore delle Piccole Sonate a violino solo \nIl Trillo del Diavolo \nSonata in sol minoreper violino e continuo \nTempo giusto della Scuola Tartinista \nI sogni dell’autore \nTartini rivive grazie alla voce di Roberto Citran. Al momento di redigere il proprio testamento\, il “primo violino d’Europa”\, “maestro delle nazioni” e “maggior compositore del suo tempo” – così lo chiamavano – tira le somme della propria avventura umana attraverso un viaggio nella memoria\, di volta in volta ironico e impegnato.Sulla solida base di documenti d’archivio e lettere\, ne scopriamo le ambizioni\, gli amori\, la spiritualità\, il duro lavoro\, ma anche la vita quotidiana in un Veneto che non esiste più\, fra istituzioni musicali fastose\, ritiri artistici\, incontri con personaggi grandi e piccoli\, dal matematico Eulero alla figlia di un popolano\, dal fisico Riccati allo scalzo contadinello.Ben oltre l’immagine romanzesca del “trillo del diavolo”\, lo spettacolo restituisce\, almeno in parte\, la figura complessa ed enigmatica del musicistafilosofo più noto del Settecento.I quadri biografici sono alternati a brani musicali scelti fra le oltre 400 composizioni da Federico Guglielmo\, uno dei più raffinati interpreti di Tartini\, per restituirci gli “affetti” che il compositore si sforzò di dipingere sonoramente\, in un colloquio serrato e problematico con la poesia\, coltivata come seconda passione.
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SUMMARY:Romeo e Giulietta\, l’amore è saltimbanco
DESCRIPTION:soggetto originale e regia di Marco Zoppellocon Anna De Franceschi\, Michele Mori e Marco Zoppelloscenografia di Alberto Nonnatocostumi di Antonia Munarettimaschere di Roberto Maria Macchiduelli di Giorgio Sgaravattoconsulenza musicale di Veronica CanaleStivalaccio Teatro / Teatro Stabile del Veneto \n1574\, Venezia è in subbuglio: per calli e fondamenta circola la novella che Enrico III di Valois\, diretto a Parigi per essere incoronato Re di Francia\, passerà una notte nella Serenissima.Giulio Pasquati e Girolamo Salimbeni\, coppia di ciarlatani saltimbanco dai trascorsi burrascosi\, vengono incaricati di mettere in scena\, in onore del principe\, la più grande storia d’amore che sia mai stata scritta: Romeo e Giulietta. Due ore di tempo per provare lo spettacolo e\, soprattutto\, trovare la Giulietta giusta: ed ecco comparire nel campiello la procace Veronica Franco\, poetessa e “honorata cortigiana” della Repubblica\, disposta a cimentarsi nell’improbabile parte dell’illibata giovinetta.Va in scena\, così\, una “prova aperta”\, in cui la celeberrima storia del Bardo prende forma\, e si deforma\, nell’intrecciarsi di trame\, dialetti\, canti\, improvvisazioni\, duelli e pantomime.Nelle mani di Stivalaccio Teatro\, compagnia di teatro popolare che esplora la connessione fra commedia dell’arte\, teatro di strada e circo contemporaneo\, Shakespeare diventa\, più che mai\, materia viva.
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SUMMARY:Orchestra di Padova e del Veneto / Sonig Tchakerian
DESCRIPTION:Mozart\nWolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)Concerto n. 2 in re maggiore KV 211per violino e orchestraSinfonia n. 10 in sol maggiore K 74Concerto n. 5 in la maggiore KV 219per violino e orchestra \n  \nSiamo all’ultimo appuntamento del progetto triennale\, voluto dal nostro Teatro\, che prevede l’esecuzione di tutto il repertorio mozartiano per violino e orchestra\, nell’interpretazione della violinista di origine armena Sonig Tchakerian e dell’Orchestra di Padova e del Veneto.I Concerti per violino sono stati composti tutti nel 1775 a Salisburgo\, quando il diciannovenne Mozart era ancora al servizio del vescovo Colloredo\, ma aveva come punti di riferimento i modelli della tradizione italiana con cui era venuto in contatto nei suoi viaggi: i Concerti di Tartini e Nardini. Il Concerto n. 2 K 211 è il meno conosciuto\, forse perché il meno virtuosistico\, tanto che nella prima edizione recava la dicitura “Concerto facile”\, anche se qui Mozart sfrutta appieno la cantabilità del violino\, che viene spinta fino alle posizioni più acute.Ben più elaborato e imponente il Concerto n. 5 K 219\, composizione estremamente popolare e fra le più eseguite. A impreziosire i due Concerti\, ancora una volta\, sono le cadenze scritte appositamente per questo progetto da Giovanni Sollima.Completa il programma la Sinfonia n. 10 in sol maggiore K 74.
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SUMMARY:Enrico Pieranunzi / Gabriele Pieranunzi / Gabriele Mirabassi
DESCRIPTION:Play Gershwin\nGeorge Gershwin (1898 – 1937)An American in Paris*Preludio n. 2* \nEnrico PieranunziVariazioni su un tema di Gershwin \nGeorge Gershwin – Jasha Heifetz (1901 – 1987)da Porgy and BessMy Man’s Gone NowIt Ain’t Necessarily So \nGeorge GershwinThe Man I Loveper piano solo \nI Got RhythmRhapsody in Blue* \n* Trascrizioni ed elaborazioni originali di Enrico Pieranunzi \n \nQuesto concerto è un doveroso omaggio a uno dei più grandi geni della musica di ogni tempo\, scrive Enrico Pieranunzi. La fusione che Gershwin intese compiere fra classica e jazz fu tutt’altro che un’azione inconsapevole. Fu\, al contrario\, la coraggiosa\, volontaria apertura di una strada che voleva conciliare la tradizione orale con quella scritta\, e far vivere insieme l’estemporaneità dell’improvvisazione con la sapienza meditata della composizione: una sfida impossibile\, di difficile comprensione per orecchie e menti europee.Era in realtà la costruzione di un mondo musicale del tutto nuovo\, il cui artefice non poteva che essere un grande artista del Nuovo Mondo.Un omaggio\, dunque\, alla spregiudicata visione dell’universo sonoro di Gershwin\, tra opere rigorosamente scritte e momenti di improvvisazione jazzistica. Un programma a geometria variabile con punte di assoluta eccezionalità\, come la possibilità di gustare le sue più celebri composizioni orchestrali (An American in Paris e Rhapsody in Blue) in un inusuale allestimento cameristico che non mancherà di stupire.Gershwin fu insieme compositore di fervida immaginazione e dalla vena inesauribile e pianista brillantissimo\, ma fu soprattutto portatore di una visione profetica\, al cui centro si trova quell’accostamento fra jazz e classica di cui era convinto assertore.È grazie a lui se termini come “fusione” e “contaminazione” non scandalizzano più ma\, anzi\, sono divenuti familiari.Perfetto per celebrare l’International Jazz Day 2021!
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SUMMARY:Oblivion Rhapsody
DESCRIPTION:di e con gli Oblivion:Graziana Borciani\, Davide Calabrese\,Francesca Folloni\, Lorenzo Scuda\,Fabio Vagnarelliregia di Giorgio GallioneAGIDI \nUno show per festeggiare l’anniversario dei primi dieci anni di tournée insieme: Oblivion Rhapsody è la summa dell’universo Oblivion\, come non l’avete mai visto né sentito.In piena crisi di mezza età\, i cinque rigorosi cialtroni sfidano sé stessi con un’inedita e sorprendente versione acustica della loro opera omnia\, e salgono sul palco nudi e crudi per distruggere e reinventare le loro hit (dopo aver sconvolto senza pietà quelle degli altri!).Uno spettacolo che toglie ogni paracadute per arrivare all’essenza dell’idiozia: cinque voci\, una chitarra\, un cazzotto e miliardi di parole\, suoni e note che prendono nuova vita.Un gigantesco “bigino” delle performance più amate e imitate (dalle celebri parodie dei classici della letteratura alla dissacrazione della musica a colpi di risate)\, un viaggio lisergico che ripercorre anni di raffinate e folli sperimentazioni\, senza soluzione di continuità. Tutto il meglio (e il peggio)\, quello che non ricordavate\, quello che amate di più e\, soprattutto\, quello che non avete mai visto.Niente di meglio per inaugurare la nostra stagione di prosa: un’incredibile esperienza dal vivo\, un anniversario memorabile\, un’indigestione senza limiti e senza senso. Una “Oblivionata” all’ennesima potenza\, alla fine della quale l’unico bis che chiederete sarà una Citrosodina!
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SUMMARY:FVG Orchestra / Marily Santoro / Walter Fraccaro / Marco Titotto
DESCRIPTION:Giuseppe Verdi  (1813 – 1901)\nda Oberto\, Conte di S. Bonifacio\nSinfonia \nda Il trovatore\nAh sì\, ben mio (Walter Fraccaro\, tenore) \nda La traviata\nPreludio\nÈ strano… (Marily Santoro\, soprano)\nSempre libera (Marily Santoro\, soprano) \nda Luisa Miller\nSinfonia \nda La forza del destino\nLa vita è inferno all’infelice (Walter Fraccaro\, tenore)\nPace mio Dio (Marily Santoro\, soprano) \nda Attila\nPreludio \nda Otello\nGià nella notte densa (Marily Santoro\, soprano / Walter Fraccaro\, tenore) \nda Nabucco\nSinfonia \n\n“Una delle maggiori sventure che potessero accadere al nostro Paese è accaduta: Giuseppe Verdi è morto”. Così attaccava l’articolo del Corriere della Sera di lunedì 28 gennaio 1901 che annunciava la dipartita\, nella notte\, del Maestro\, 120 anni fa.\nNato a Roncole di Busseto il 10 ottobre del 1813\, Giuseppe Fortunino Francesco Verdi attraversò il XIX secolo da protagonista sia nel mondo musicale\, subentrando a Rossini\, Bellini e Donizetti\, che in quello politico\, simpatizzando per il movimento risorgimentale e divenendo un simbolo dell’unità del Paese.\nEcco perché\, un mese dopo la sua morte\, una solenne e sterminata processione – si calcolarono 300.000 persone – attraversò Milano accompagnando le sue spoglie con le note del Va’\, pensiero. Con questo concerto intendiamo ripercorrere la lunga carriera del “cigno” di Busseto – soprannome attribuitogli per l’eleganza e la delicatezza del suo stile musicale – iniziando proprio da quel Oberto\, Conte di San Bonifacio che lo vide debuttare alla Scala nel 1839: la prima di 28 opere grazie alle quali verrà universalmente riconosciuto come uno dei più grandi operisti di ogni tempo.
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SUMMARY:Laura Catrani / Tiziano Scarpa / Peppe Frana / Gianluigi Toccafondo
DESCRIPTION:Vox in Bestia\nUn prontuario di Animali Divini\nUn progetto di Laura Catrani dalla Divina Commedia di Dante Alighieri \nFabrizio De Rossi Re (1960)\nInferno\nCanto terzo – Mosconi\, vespe\, vermi\nCanto quinto – Storni\, gru\, colombe\nCanto sesto – Cerbero \nMatteo Franceschini (1979)\nPurgatorio\nCanto ottavo – Li astor\nCanto quattordicesimo – I botoli\nCanto diciottesimo – L’ape \nAlessandro Solbiati (1956)\nParadiso\nCanto sesto – Il colùbro\nCanto ventitreesimo – L’augello\nCanto ventiquattresimo – L’agnello \nE musiche di Guillaume De Machaut\, Anonimo – Llibre Vermell\, Johannes Ciconia (ricostruzione di Peppe Frana) \n  \nVox in Bestia è un prontuario di animali divini e dannati in cui voce\, narrazione\, musica e video compongono lo straordinario “bestiario poetico” offerto dalle pieghe infinite della Commedia di Dante. Cerbero\, il Minotauro\, l’agnello tra due lupi\, l’allodola\, il pellicano: animali fantastici e al tempo stesso reali.\nIn questo progetto di Laura Catrani\, tre compositori intonano i testi delle tre Cantiche: Fabrizio De Rossi Re per l’Inferno\, Matteo Franceschini per il Purgatorio e Alessandro Solbiati per il Paradiso. Nove quadri incorniciati dalla voce di Tiziano Scarpa\, autore fra i più interessanti della letteratura contemporanea\, che racconta l’essenza simbolica di ciascun animale dantesco e la chiosa con i suoi versi originali. Nei due intermezzi tra le Cantiche\, Laura Catrani interpreta chanson  trobadoriche e brani tratti dalla letteratura profana dell’Ars Nova francese. La sua voce si intarsia con la chitarra elettrica di Peppe Frana\, in un continuo rimando tra il tempo di Dante e quello presente.\nQuesto gioco di risonanze temporali è tratteggiato dall’arte fluida di Gianluigi Toccafondo\, artista innamorato dell’arte grafica\, del cinema e delle rispettive ibridazioni. La poesia dei suoi personaggi\, che si trasformano e si deformano\, racconta il mondo che vive dietro questo bestiario d’amore.
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SUMMARY:Tango Macondo
DESCRIPTION:drammaturgia e regia di Giorgio Gallione\nliberamente ispirato all’opera Il venditore di metafore di Salvatore Niffoi (ed. Giunti)\nmusiche originali di Paolo Fresu\ncon Ugo Dighero\, Rosanna Naddeo\, Paolo Li Volsi\ncon Paolo Fresu (tromba\, flicorno)\, Daniele di Bonaventura (bandoneon)\, Pierpaolo Vacca (organetto)\ndanza DEOS Danse Ensemble – Opera Studio – Genova\nLuca Alberti\, Alice Pan\, Valentina Squarzoni\, Francesca Zaccaria\nscene di Marcello Chiarenza\ncoreografie di Giovanni Di Cicco\ndisegno luci di Aldo Mantovani\ncostumi di Francesca Marsella\nTeatro Stabile di Bolzano\n \nTango Macondo è la storia di Matoforu\, un “venditore di metafore” sardo e del suo grande amore\, Anzelina Bisocciu. Partendo da un’ispirazione letteraria (il romanzo di Salvatore Niffoi e le fiabe della tradizione sarda) e addentrandosi nella grande letteratura sudamericana\, lo spettacolo si muove tra racconto epico e suggestioni coreografiche.\nUn viaggio fantastico “tra il delirio e la geografia” da Mamoiada\, il paese in Barbagia del leggendario Carnevale e delle sue maschere diaboliche\, fino a Macondo\, il luogo nato dall’immaginazione di Gabriel García Márquez.\nA impreziosire questo sontuoso universo narrativo è la musica di Paolo Fresu: le sue composizioni e la sua tromba guidano il racconto\, facendo fermentare passioni e follia.\nNarrazione e musica\, tanghi e melodie popolari\, riti arcaici e onirica contemporaneità: Tango Macondo ci restituisce il sapore incantato delle storie di una volta\, che rispondono alla necessità dell’uomo di raccontare e ascoltare\, che alleviano la fatica del vivere.
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SUMMARY:Mirko Satto
DESCRIPTION:Massimiliano Tieppo violino\nGianpiero Zanocco violino\nMassimiliano Simonetto viola\nSimone Tieppo violoncello\nDaniele Carnio contrabbasso \nOmaggio ad Astor Piazzolla nel Centenario della nascita\nAstor Piazzolla (1921 – 1992)\nLas cuatro estaciones Portene\nPrimavera\nVerano\nOtono\nInvierno\n\nMeditango\n\nMilonga de l’Angel\n\nAdios nonino\n\nOblivion\n\nViolentango \n\n  \n“La mia musica? Dieci per cento tango\, novanta per cento classica contemporanea”\, ripeteva Astor Piazzolla\, l’artista che al tango argentino ha saputo dischiudere i piani nobili dell’arte\, conferendo a questo ballo rispettabilità estetica e dignità concertistica.\nNel centenario della sua nascita (Piazzolla nasce a Mar del Plata l’11 marzo 1921)\, il grande bandoneonista Mirko Satto\, affiancato da un quintetto d’archi\, rende omaggio all’immortale compositore\, riformatore del tango e strumentista d’avanguardia\, che per le sue fusioni di tango e jazz catalizzò le critiche dei puristi del genere.\nLas cuatro estaciones Portene\, composte tra il 1965 e il 1970\, restituiscono la varietà di toni e colori dello scorrere delle stagioni attraverso i cambi di ritmo: tutta la tenerezza e l’intensità del tango ispirate alla ricchezza e alla mutevolezza della natura.\nDa Oblivion ad Adios nonino\, fino a Milonga de l’Angel\, è una cavalcata attraverso il miglior repertorio del compositore argentino\, che dal tango nato nei barrios di Buenos Aires seppe distillare un suono moderno e originale\, in cui la tradizione si combina con il jazz e l’avanguardia colta.
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SUMMARY:I due gemelli
DESCRIPTION:libero adattamento di Natalino Balasso\nda I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni\nregia di Jurij Ferrini\ncon Jurij Ferrini\, Francesco Gargiulo\, Maria Rita Lo Destro\, Federico Palumeri\, Andrea Peron\, Marta Zito\, Stefano Paradisi\ncostumi di Paola Caterina D’Arienzo\nscenografia di Eleonora Diana\nluci e suono di Gian Andrea Francescutti\nProgetto U.R.T.\nin collaborazione con 53° Festival Teatrale di Borgio Verezzi\n \nI due gemelli è un classico goldoniano e\, al contempo\, una scrittura originale contemporanea: due spettacoli in uno! La nuova avventura dei gemelli veneziani\, nell’adattamento di Natalino Balasso\, è infatti ambientata negli anni Settanta. Uno sguardo\, da un punto di osservazione a quasi mezzo secolo di distanza\, che coincide con il nostro presente. Perché nel grigiore di una modernità disperante\, in cui la menzogna fa parte della vita quotidiana\, questa commedia ci invita a riflettere sul tema dell’apparenza e sul concetto di virtuale.\nCosì la vicenda\, straordinariamente comica\, delle disavventure di due fratelli gemelli\, che non si vedono da anni e per puro caso si ritrovano a Verona per sposarsi\, oltre a essere motore di equivoci spassosi\, può diventare un’allegoria della fallacia dei nostri sensi e delle nostre percezioni.\nGoldoni e Balasso\, insomma\, sembrano volerci prendere in giro sulla nostra poca lucidità.\nLa struttura del testo di Goldoni rimane intatta\, ma è ripensata per una società libera e in emancipazione come quella degli anni Settanta; i personaggi si fanno più complessi\, lontani dalla maschera stereotipata della Commedia dell’Arte da cui l’autore veneziano già prendeva le distanze. E grazie a questo spostamento si può godere e comprendere appieno l’ironia più profonda di Goldoni\, esaltata dallo stile sarcastico e pungente di Natalino Balasso. Uno spettacolo di puro divertimento!
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SUMMARY:Giuseppe Andaloro
DESCRIPTION:Luca Marenzio (1553 – 1599)\nCosì nel mio parlar voglio esser aspro* \nLuzzasco Luzzaschi (1545 – 1607)\nQuivi sospiri* \nPëtr Ilič Čajkovskij (1840 – 1893)\nFrancesca da Rimini* \nSergej Vasil’evic Rachmaninov (1873 – 1943)\nda Francesca da Rimini\nO ne rydai\, mai Paolo* \nHans von Bülow (1830 – 1894) – Franz Liszt (1811 – 1886)\nSonetto di Dante “Tanto gentile e tanto onesta”\, S. 479 \nErmanno Wolf-Ferrari (1876 – 1948)\nda Vita Nuova\nSonetto n. 10* \nFranz Liszt\nAprès une lecture du Dante – Sonata quasi Fantasia \n* Trascrizioni di Giuseppe Andaloro \n  \nIl fermento culturale del Rinascimento\, con la sua polifonia vocale\, ha saputo interpretare al meglio l’espressività delle composizioni di Dante Alighieri. Il programma dedicato alle celebrazioni del Sommo Poeta inizia infatti con due madrigali musicati su suoi sonetti: il primo di Luca Marenzio\, il più acclamato autore di madrigali del suo tempo\, e il secondo del contemporaneo Luzzasco Luzzaschi.\nLa passione di Francesca da Rimini e Paolo Malatesta trova il suo apice espressivo nel romanticismo di Čajkovskij e Rachmaninov.\nDel primo spicca il carattere visionario della fantasia per orchestra\, cifra che gli valse l’immediato successo; della più ambiziosa opera in un atto di Rachmaninov\, Giuseppe Andaloro esegue la trascrizione dell’aria per soprano.\nLa celebre Dante Sonata di Liszt\, ispirata alla lettura della Divina Commedia\, ci traghetta al novecentesco Ermanno Wolf-Ferrari e va a chiudere un percorso tra XVI e XX secolo di composizioni ispirate all’opera dell’Alighieri.\nAndaloro\, palermitano\, classe 1982\, è fra i pianisti più apprezzati della sua generazione. Spaziando dal repertorio rinascimentale alla musica moderna e contemporanea\, suona al fianco di rinomate orchestre e grandi direttori.
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SUMMARY:Diplomazia
DESCRIPTION:di Cyril Gely\ntraduzione di Monica Capuani\nuno spettacolo di Elio De Capitani e Francesco Frongia\ncon Ferdinando Bruni\, Elio De Capitani\ne con Michele Radice\, Alessandro Frigerio\, Simon Waldvogel\nluci di Michele Ceglia\nsuono di Luca De Marinis\nTeatro dell’Elfo / LAC Lugano Arte e Cultura / Teatro Stabile di Catania  \nIl generale Dietrich von Choltitz\, governatore di Parigi durante l’occupazione nazista\, e il console svedese Raoul Nordling\, nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1944 si fronteggiano in uno scontro verbale senza esclusione di colpi. Il generale ha ricevuto l’ordine perentorio da Hitler di radere al suolo la città e sterminare i suoi abitanti e il console usa tutta la sua capacità dialettica e la sua arte diplomatica per convincerlo a disobbedire all’ordine del Führer.\nSono due ruoli perfetti per Elio De Capitani e Ferdinando Bruni\, che tornano a “sfidarsi” sul palco dopo il confronto/scontro che li ha visti protagonisti di Frost/Nixon e dopo quello del Vizio dell’arte\, che li ha visti fronteggiarsi nei ruoli di Britten e Auden.\nDue bellissimi personaggi che offrono ai registi dell’Elfo\, De Capitani e Frongia\, la materia viva per un nuovo affondo nella storia del “secolo breve”. Libertà\, destino e responsabilità individuali: grandi temi di ieri e di oggi che sul palcoscenico s’illuminano di tutta la loro attualità.\nPerché solo la forza del teatro sa rendere palpitante il nostro passato\, trasformando la Storia in un racconto epico ed emozionante nel quale affondano le radici della nostra società.
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SUMMARY:Ensemble Kalicantus / Daniele Mecchia / Stefano Trevisi
DESCRIPTION:Polorum Regina – Canti devozionali mariani\nJehan Alain (1911-1940)\nLitanies \nAnonimo\nO virgo splendens * \nAnonimo\nStella splendens * \nMagister Perotinus (1160 circa – 1230 circa)\nBeata viscera \nAlbino Perosa (1915-1997)\nAve Maria\nper organo solo \nMarco Enrico Bossi (1861-1925)\nFatemi la Grazia\, preghiera\nper organo solo \nAnonimo\nGabriel’s Message \nAnonimo\nThere Is No Rose Of Switch Vertue \nAnonimo\nMaria durch ein Dornwald ging \nMichael Praetorius (1571 – 1621)\nEs ist ein Ros’entsprungen \nJohannes Brahms (1833-1897)\nEs ist ein Ros’ entsprungen\, op 122 n 8\nper organo solo \nAnonimo\nPolorum Regina * \nMarcel Dupré (1886-1971)\nCortège et Litanie\nper organo solo \n* Llibre Vermell de Montserrat \n 
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SUMMARY:Xyquartet & John De Leo
DESCRIPTION:John De Leo voce\nNicola Fazzini sax alto\nAlessandro Fedrigo basso elettrico\nSaverio Tasca vibrafono\nLuca Colussi batteria\nFranco Naddei live electronics\ndrammaturgia di Vincenzo De Vivo\ncomposizioni di Nicola Fazzini e Alessandro Fedrigo\nmultivisioni di Francesco Lopergolo \n  \n  \n  \nUn viaggio musicale tra jazz\, rock e noise in cui l’immaginario dell’Inferno dantesco prende vita in uno spettacolo multimediale. Nove tappe tra incontri\, suggestioni e straordinarie invenzioni dalla Cantica più evocativa della Divina Commedia in un’azione artistica che riconduce la poesia alla sua origine più autentica\, in simbiotica relazione con musica e immagine. “Strabordando” i confini della pièce teatrale\, lo spettacolo conduce sin dentro la visione dell’Alighieri\, restituendo tutta la vitalità e l’attualità della sua opera immortale.\nNella visionaria drammaturgia di Vincenzo De Vivo\, i brani originali di Nicola Fazzini e Alessandro Fedrigo (XYQuartet\, ensemble di spicco del panorama jazzistico europeo)\, insieme agli arrangiamenti di composizioni due-trecentesche\, ialogano con la voce unica di John De Leo e le multivisioni dell’artista Francesco Lopergolo.\nLa voce-strumento di De Leo\, ora calda e grave\, ora graffiante e sofferta\, è in grado di interpretare le molteplici sfumature della composizione\, dal canto alla recitazione.\nUn’interpretazione che\, insieme alla live electronics affidata a Franco Naddei\, restituisce le suggestioni di personaggi e luoghi attraversati da Dante. \nStraborDante è realizzato nell’ambito di “Vivere all’italiana in musica”\, iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e di “A Casa Nostra – La rinascita dei Teatri per i Cittadini del Veneto”\, progetto della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza\, realizzato con il sostegno della Regione Veneto\, in collaborazione con Arteven e il Teatro Stabile del Veneto e grazie alla residenza artistica di nusica.org\, in cooperazione con la Fondazione Culturale Antonio Salieri e con Asolo Musica.
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SUMMARY:Dentro una storia vera\, se volete
DESCRIPTION:drammaturgia e regia di Giuliana Musso\ncon Maria Ariis e Giuliana Musso\nmusiche originali di Giovanna Pezzetta\nconsulenza musicale e arrangiamenti di Leo Virgili\nscene di Francesco Fassone\ndirezione tecnica di Claudio Parrino\nLa Corte Ospitale / Operaestate Festival Veneto \nSpettacolo ideato per La Biennale Teatro – ATTO IV NASCONDI(NO). \nDentro è la messa in scena dell’incontro con una donna e la sua storia segreta. La bravissima Giuliana Musso\, affiancata da Maria Ariis\, sceglie di raccontare un’esperienza difficile da ascoltare: una verità chiusa dentro ai corpi\, che lotta per uscire allo scoperto.\nUna madre che scopre la peggiore delle verità\, una figlia che la odia\, un padre innocente fino a prova contraria. E una platea di terapeuti\, consulenti\, educatori\, medici\, assistenti sociali\, avvocati che non vogliono sapere la verità.\nLa violenza sessuale è un segreto che rimane per sempre\, e per sempre imprigiona le vittime. Se il segreto silenzia una verità che potrebbe danneggiare gli innocenti\, la censura protegge vili interessi. E poi c’è il tabù: il puro terrore di sapere la verità. Così l’inconsolabile dolore delle vittime\, la loro rabbia vengono filtrati attraverso strategie di rimozione e occultamento\, prime tra tutte la normalizzazione dell’abuso e la colpevolizzazione della vittima.\nDentro intende ridare consistenza alla realtà dei traumi\, alla voce dell’esperienza: è un piccolo omaggio teatrale alla grande verità dei figli.
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SUMMARY:Rossana Casale / Jazz Quintet
DESCRIPTION:Rossana Casale voce\nEmiliano Begni pianoforte\nGino Cardamone chitarra\, banjo\nErmanno Dodaro contrabbasso\nFrancesco Consaga sax soprano e flauto \nBrani di Tom Waits\, Maria Bethânia\, Georges Brassens\, Gilberto Gil\, Édith Piaf\, Henri Salvador\, Donald Yetter Gardner \nRound Christmas è il nuovo progetto ideato\, prodotto e interpretato da Rossana Casale. Un lavoro concept di ricerca ed emozioni alternate\, dedicato alle storie raccontate “attorno” al Natale dai grandi autori della musica mondiale del Novecento. Un progetto diverso dai soliti natalizi delle song americane\, che vuole andare oltre le luminarie e le vetrine colorate per addentrarsi nelle case e nella vita dell’uomo.\nMusiche e canzoni di culture musicali diverse accomunate\, questa la cifra della Casale\, da una stessa anima\, quella del blues e del jazz.\nUn’alternanza di sacro e profano\, di malinconia e gioco\, di racconti tristi e poetici\, ma tutti densi della carica spirituale che il Natale sa ispirare.\nScrive Rossana Casale: “Il Natale deve essere\, a mio parere\, un tempo dove poter gioire\, ma dove è anche d’obbligo accendere il pensiero ed essere presenti al racconto dell’uomo in tutte le sue sfaccettature\, e la musica è l’unica cosa che ti dà la possibilità di farlo contemporaneamente”.
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SUMMARY:Orchestra Regionale / Filarmonia Veneta / Miriam Prandi / Romolo Gessi
DESCRIPTION:Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)\nSinfonia in re maggiore n. 44 KV 81 \nConcerto n. 27 in si bemolle maggiore K 595\nper pianoforte e orchestra \n*** \nFranz Joseph Haydn (1732 – 1809)\nConcerto n. 1 in do maggiore Hob.VIIb:1\nper violoncello e orchestra \n\n  \nAncora prima che Mozart arrivasse sulla scena musicale come un bambino prodigio\, Haydn era un famoso compositore. Mozart non incontrò Haydn sino al 1784\, quando abitava a Vienna: divennero grandi amici e nutrirono una profonda ammirazione l’uno per l’altro.\nScriverà Haydn a Leopold\, il padre di Mozart: “davanti a Dio e in tutta onestà\, vi dico che vostro figlio è il più grande compositore che io conosca di persona o di nome. Egli ha buon gusto e\, cosa ancora più importante\, ha una profondissima  conoscenza dell’arte di comporre”.\nIl Concerto in si bemolle maggiore K 595 è l’ultimo concerto di Mozart e uno dei più fortunati dell’intera sua produzione. Eseguito dallo stesso autore il 4 marzo 1791 – nove mesi prima della morte – ha una struttura cameristica perché il luogo dell’esecuzione\, probabilmente un ristorante\, permetteva l’utilizzo di un’orchestra con un numero ristretto di musicisti.\nIl Concerto n. 1\, composto da Haydn tra il 1761 e il 1765\, che si credeva perduto\, viene ritrovato soltanto nel 1961 al Museo Nazionale di Praga.\nLa prima esecuzione moderna del Concerto così riscoperto è ad opera del violoncellista Milos Sádlo nel 1962 e ottiene subito un grande successo\, procurando a questa composizione un’immediata diffusione internazionale.\nMiriam Prandi\, nella duplice veste di pianista e violoncellista\, esalterà le comuni caratteristiche dei due autori: la ricchezza di inventiva\, la naturalezza\, la freschezza.
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DESCRIPTION:di e con Giulia Bean\ndramaturg Chiara Braidotti\ncura del movimento Vittoria Guarracino\nCSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il supporto di Dialoghi Residenze delle Arti Performative a Villa Manin\, Festival In/Visible Cities\, TRAC Centro di residenza teatrale pugliese – Crest – TaTÀ di Taranto\, PimOff di Milano \nA dieci anni dalla scomparsa del padre Carlo Bean\, Cabe\, Giulia riscopre il suo archivio. 349 videocassette di film registrati dalla televisione: Woody Allen\, Kurosawa\, film in concorso a Cannes ma anche cine panettoni e un porno di fine anni Ottanta.\nUn archivio – un tentativo di “inscatolare” il presente – che ricorda le Time Capsules di Andy Warhol\, che nei suoi ultimi tredici anni di vita ha catalogato e preservato oggetti di varia natura in oltre 600 scatole: biglietti di gallerie\, pubblicità postali\, cibo confezionato\, lettere dei fan mai aperte e molti altri oggetti.\nCosa rimane di noi negli oggetti che lasciamo? Cosa definire del padre attraverso il suo archivio? È possibile trovare un archetipo di paternità in un archivio personale? Queste le domande che muovono la ricerca coreografica di Giulia Bean.\nCabe – A VHS Elegy è dunque un’elegia danzata\, un groviglio di ricordi personali\, una raccolta analogica di memoria collettiva sull’essere padri.\nLe diapositive di famiglia\, il filamento di nastro magnetico\, gli elenchi di film\, gli schedari emotivi e la partitura coreografica diventano reliquie da custodire gelosamente. Il movimento e la parola si intrecciano. Pubblico e interprete diventano\, insieme\, gli archeologi alla ricerca di quel luogo cerebrale che è il cuore del ricordo.
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SUMMARY:Ditegli sempre di sì
DESCRIPTION:di Eduardo De Filippo\nregia di Roberto Andò\ncon (in ordine di locandina) Carolina Rosi\, Gianfelice Imparato\, Massimo De Matteo\, Federica Altamura\, Andrea Cioffi\, Nicola Di Pinto\, Paola Fulciniti\, Viola Forestiero\, Vincenzo D’Amato\, Gianni Cannavacciuolo\, Boris De Paola\nscene e luci di Gianni Carluccio\ncostumi di Francesca Livia Sartori\nElledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo / Fondazione Teatro della Toscana \nDitegli sempre di sì\, opera fra le prime scritte da Eduardo e meno nota\, è una pièce vivace e divertente\, dal meccanismo perfetto\, in equilibrio fra comico e tragico che\, pur conservando le sue note farsesche\, suggerisce una seria riflessione sul labile confine fra salute e malattia mentale.\nMichele Murri è un “pazzo” metodico con la mania della perfezione. Dopo un anno di manicomio\, grazie alla fiducia di uno psichiatra ottimista\, torna a casa dalla sorella Teresa e alla vita normale. Michele è un uomo tranquillo\, cortese\, socievole e la sua follia consiste essenzialmente nel confondere i desideri con la realtà che lo circonda: eccede in ragionevolezza\, prende tutto alla lettera\, ignora l’uso della metafora\, puntualizza e spinge ogni cosa all’estremo. Così\, alla fine\, ci si chiede: chi è il vero pazzo?\nE quale è la realtà vera?\nLa Compagnia di Teatro di Luca De Filippo\, oggi diretta da Carolina Rosi\, continua a rappresentare l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale. Diretti da Roberto Andò\, regista abituato a muoversi fra cinema e teatro\, alla sua prima esperienza eduardiana\, i bravissimi Gianfelice Imparato e Carolina Rosi.
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SUMMARY:Intarsio Armonico
DESCRIPTION:Giuseppe Falciglia oboe e flauto dolce\nIsobel Cordone violino\nAlberto Maron organo \nGeorg Friedrich Händel (1685 – 1759)\nTriosonata in do minore per violino\, oboe e organo\nI. Andante\nII. Allegro\nIII. Andante\nIV. Allegro \nFrancesco Geminiani (1687 – 1762)\nSonata in mi minore n. 3 per oboe e basso continuo\nI. Adagio\nII. Allegro\nIII. Largo\nIV. Vivace \nAntonio Vivaldi (1678 – 1741)\nTriosonata in do maggiore RV 779 per violino\, oboe e organo\nI. Adagio\nII. Allegro\nIII. Largo\nIV. Allegro \nGeorg Philipp Telemann (1681 – 1767)\nTriosonata in la minore TWV 42:a1 per violino\, flauto dolce e basso continuo\nI. Affettuoso\nII. Vivace\nIII. Grave\nIV. Menuet \nFrancesco Geminiani\nSonata in re minore op. 4 n. 4 per violino e basso continuo\nI. Largo\nII. Allegro\nIII. Grave\nIV. Allegro \nGeorg Philipp Telemann\nTriosonata in si bemolle maggiore TWV 42:B1 per violino\, oboe e basso continuo\nI. Vivace\nII. Siciliana\nIII. Allegro \n\n  \n 
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SUMMARY:Miracoli metropolitani
DESCRIPTION:uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo\ndrammaturgia di Gabriele Di Luca\nregia di Gabriele Di Luca\, Massimiliano Setti\, Alessandro Tedeschi\ncon (in o. a.) Elsa Bossi\, Ambra Chiarello\, Federico Gatti\, Beatrice Schiros\, Massimiliano Setti\, Federico Vanni\, Aleph Viola\nmusiche originali di Massimiliano Setti\nscenografia e luci di Lucio Diana\ncostumi di Stefania Cempini\nMarche Teatro / Teatro dell’Elfo \nTeatro Nazionale di Genova\nFondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\nCentro di Residenza dell’Emilia-Romagna\nL’arboreto – Teatro Dimora / La Corte Ospitale \nSiamo dentro una vecchia carrozzeria riadattata a cucina\, specializzata in cibo a domicilio per intolleranti alimentari. Fuori imperversa l’allarme di una guerra civile: il mondo è diventato un luogo inaffidabile e intollerante\, in cui anche la sanità e la scuola si stanno trasformando in istituzioni decadenti e incuranti del futuro. Come se non bastasse\, la popolazione è terrorizzata da un pericolo imminente: le fogne della città\, sature di spazzatura e rifiuti tossici\, stanno per esplodere.\nMiracoli metropolitani è il racconto di una solitudine sociale e personale dove ogni uomo\, ma in fondo un’intera umanità\, affronta quotidianamente quell’incolmabile vuoto che sta per travolgere la sua esistenza.\nDopo Thanks for vaselina\, Animali da bar (già ospiti delle nostre Stagioni) e il distopico Cous Cous Klan\, Miracoli metropolitani è lo spettacolo di Carrozzeria Orfeo – compagnia fra le più pop e dissacranti della nuova scena italiana – in cui il calco umano e drammatico risulta più profondo.\nL’alimentazione\, il rapporto con il cibo come forma di compensazione al dolore\, la questione ambientale\, la solitudine e la responsabilità: sono questi i temi attorno ai quali si sviluppa il mondo di Miracoli metropolitani.\nUn mondo stupido. E uno spettacolo in cui si riderà tanto\, ma dove non si sta ridendo affatto…
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SUMMARY:Elia Cecino / Quartetto / Arturo Martini
DESCRIPTION:Gianpiero Zanocco violino\nFrancesca Bonomo violino\nAlessandro Dalla Libera viola\nWalter Vestidello violoncello \nLudus in fabula\nClaude Debussy (1862 – 1918)\nChildren’s corner\nper pianoforte (versione originale) \nGeorges Bizet (1838 – 1875)\nJeux d’enfants op. 22\ntrascrizione per quintetto con pianoforte \nClaude Debussy\nChildren’s corner\ntrascrizione per quartetto d’archi \nMaurice Ravel (1875 – 1937)\nMa mère l’Oye\ntrascrizione per quintetto con pianoforte \nTrascrizioni di Walter Vestidello \n\n  \nLa scelta in cui la trascrizione per quartetto d’archi di Children’s corner di Debussy viene accostata all’opera originale per pianoforte è quasi sfacciata ma ha l’ambizione di esaltarne gli aspetti coloristici: è stato irresistibile – scrive Walter Vestidello del Quartetto Arturo Martini – “rubare” dalle mani di Debussy la sua ricca tavolozza dei colori\, che ci ha magicamente condotto a questa ardita operazione. Trascrivendo Bizet\, invece\, si esaltano i ricercati giochi ritmici e le melodie\, veri e propri canti che ci fanno partecipare al “gioco” per bambini definito nei titoli dall’autore; ed è affascinante affrontare le incantevoli atmosfere delle “favole” musicali in cui si è immerso Ravel\, arditezza che stimola la nostra fantasia di bambini cresciuti.\nA differenza di quanto accadeva nell’Ottocento\, quando la trascrizione fungeva da “juke-box” per ridurre l’organico di destinazione e poter ascoltare Sinfonie di grandi autori in luoghi e occasioni fra i più diversi\, il Quartetto Arturo Martini si è fatto ispirare dalla scrittura per un solo strumento\, il pianoforte\, per allargare e distribuire a un numero maggiore di strumenti. Ne deriva un nuovo sound\, inaspettato e curioso\, una rivisitazione dell’opera originaria appropriatasi di un colore diverso attraverso una nuova scrittura.
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SUMMARY:Giulia Paccagnin
DESCRIPTION:Un percorso di 4 concerti con i giovani talenti del Conservatorio\nEdvard  Grieg (1843 – 1907)\nda: Pezzi Lirici\n“Folkevise” op. 12 n. 5\n“Sommerfugl” op. 43 n. 1\n“Fra Ungdomsdagene” op. 65 n. 1\n“Notturno” op. 54 n. 4\n\nSonata op. 7 \nSergei Prokofiev (1891 – 1953)\nSonata n. 4 in do minore\, op. 29 \n  \n 
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SUMMARY:Misericordia
DESCRIPTION:scritto e diretto da Emma Dante\nluci di Cristian Zucaro\ncon (in o. a.) Italia Carroccio\, Manuela Lo Sicco\, Leonarda Saffi\, Simone Zambelli\nPiccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa / Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale / Teatro Biondo di Palermo\ncoordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone \nPremio 2020 dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro: “A Misericordia\, congegno teatrale perfetto per densità concettuale e sguardo pietoso sulle fragilità umane”. \nIn questo intenso\, struggente e potentissimo spettacolo di Emma Dante\, tre prostitute e un ragazzo menomato vivono in un monovano lercio e miserevole. Durante il giorno le donne lavorano a maglia e confezionano sciallette; al tramonto\, sulla soglia di casa\, offrono ai passanti i loro corpi cadenti. Arturo non sta mai fermo\, è un picciutteddu ipercinetico: ogni sera\, alla stessa ora\, va alla finestra per vedere passare la banda e sogna di suonare la grancassa. Sua madre si chiamava Lucia\, era secca come un’acciuga e teneva sempre accesa una radiolina.\nLa casa era china ‘i musica e Lucia abballava p’i masculi\, soprattutto per un falegname che si presentava a casa tutti i giovedì. Proprietario di una segheria dove si fabbricano cassette della frutta\, guadagnava bene ma se ne andava in giro con un berretto di lana e i guanti bucati. Lo chiamavano “Geppetto”.\nAlzava le mani.\nDalle legnate del padre nasce Arturo e Lucia muore due ore dopo averlo dato alla luce. Così Anna\, Nuzza e Bettina\, nonostante l’inferno di un degrado terribile\, lo crescono come se fosse figlio loro. E Arturo\, il pezzo di legno\, accudito da tre madri\, diventa bambino.\nMisericordia è una favola contemporanea.\nRacconta la fragilità delle donne\, la loro disperata e sconfinata solitudine.
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SUMMARY:Il Pomo d'oro / Federico Guglielmo / Giovanni Sollima
DESCRIPTION:“Al-Bunduqiyya” – The Lost Concerto\nAntonio Vivaldi (1678 – 1741)\nConcerto in si bemolle maggiore RV 547\ntraduzione di Arbereshe Moje Bokura\nelaborazione per violoncello\, archi e basso di Giovanni Sollima \nGiuseppe Tartini (1692 – 1770)\n“Lieto ti prendo e poi” – Aria del Tasso e Gondoliera\nper violino e basso \nGiovanni Sollima (1962)\nIl Concerto Perduto\nper violoncello\, archi e continuo\n(dalla restante parte di viola del Concerto RV 787 “Per Teresa”)\n\nAntonio Vivaldi\nSinfonia dall’opera “Dorilla in Tempe” RV 709\nper archi e basso\ntraduzione di Cipro – “Kartsilamades” (Tre balli Karsilama)\nelaborazione per violino\, violoncello e gruppo strumentale di Giovanni Sollima \nGiovanni Sollima\nMoghul\nper violino\, archi e basso \nAntonio Vivaldi\nConcerto in la maggiore RV 546\nper violino\, violoncello “all’inglese”\, archi e basso\n\nRecitativo dal Concerto “Grosso Mogul” RV 208\nper violino e basso \n “Il Proteo o sia il mondo al rovescio” Concerto in fa maggiore RV 544\nper violino\, violoncello\, archi e basso \nGiovanni Sollima\nThe Family Tree\nper violino\, violoncello\, archi e basso \n\nBasta una scorsa ai titoli dei lavori composti da Giovanni Sollima per avere un’idea della varietà di collaborazioni e ambiti culturali che si sono avvicendati lungo la sua carriera: riferimenti che spaziano da Empedocle a Bruce Chatwin\, da Leonardo a Warhol\, da Pasolini a Baricco. Sollima opera attraverso una serie di cortocircuiti temporali che permettono di leggere il suo lavoro anche attraverso il punto di vista dell’anacronismo (una delle sue prime composizioni si intitola Musica per sonar a più strumenti dialogando fra antica et moderna). \nAl-Bunduqiyya – The Lost Concerto è un omaggio a Venezia quale luogo di convivenza di comunità diverse\, provenienti dal Mediterraneo\, dalle terre del Nord\, dal Levante. Una città scomparsa ma di cui si trova traccia\, ad esempio\, nella toponomastica: Salizada dei Greci\, Riva degli Schiavoni\, Campiello degli Albanesi…\nUna città di contaminazione\, fertile terreno per il fiorire delle arti ma anche\, secondo Giorgio Agamben\, il luogo in cui abitare\, oggi\, è come leggere una lingua morta. A condizione di ricordare che di una lingua non si dovrebbe mai dire che è  morta.\nTanto più questo vale per la musica: qualsiasi composizione rivive nel tempo attuale dell’esecuzione e dell’ascolto. Far risuonare i frammenti vivaldiani oggi\, in una nuova composizione\, li apre a possibilità inedite\, a una nuova vita.
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SUMMARY:Trio Avangarde
DESCRIPTION:Un percorso di 4 concerti con i giovani talenti del Conservatorio\nLaura Banić clarinetto\nStefano Pastorcich sax\nAndrea Furlan pianoforte \nRobert Schumann (1810 – 1856)\nFantasiestücke per clarinetto e pianoforte op. 73\nI. Zart und mit Ausdruck\nII. Lebhaft\, leicht\nIII. Rasch und mit Feuer \nJacques Ibert (1890- 1962)\nHistoires for saxophone and piano\nI. La meneuse de tortues d’or\nII. Le petit âne blanc\nIII. Le vieux mendiant\nV. Dans la maison triste\nVI. Le palais abandonné\nVII. Bajo la mesa\nVIII. Le cage de cristal\nIX. La marchande d’eau fraiche \nMalcom Arnold (1921 – 2006)\nSonatina per clarinetto e pianoforte  op. 29\nI. Allegro con brio\nII. Andantino\nIII. Furioso \nPedro Iturralde (1929 – 2020)\nPequeña czarda \nMikhail Glinka (1804 – 1857)\nTrio Pathetique\nI. Allegro moderato\nII. Scherzo\,Vivacissimo – Trio\, Meno mosso\nIII. Largo\nIV. Allegro con spirito – Alla breve\, ma moderato
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SUMMARY:Bartleby lo scrivano
DESCRIPTION:di Francesco Niccolini\nliberamente ispirato al racconto di Herman Melville\nregia di Emanuele Gamba\ncon Leo Gullotta\ne con (in ordine di apparizione) Giuliana Colzi\, Andrea Costagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\nscene di Sergio Mariotti\ncostumi di Giuliana Colzi\nluci di Marco Messeri\nArca Azzurra \n  \nNel 1851 Melville scrive Moby Dick\, grande storia romantica di un titano di nome Achab che affronta e sfida l’assedio di un oceano oscuro. Due anni dopo scrive Bartleby\, lo scrivano\, e tutto sembra essersi calmato. Spenti i fragori dei marosi\, siamo a Wall Street\, ai febbrili inizi di quello che diventerà il più spietato sistema finanziario del mondo.\nL’ossessionato e ossessivo capitano si è trasformato in Bartleby\, l’ultimo dei marinai arruolato\, capace però di mettere in crisi un sistema di cui non riconosce il valore positivo. Mentre tutti procedono aggressivi e baldanzosi\, forse colpevolmente ignari\, fra nuove ricchezze e nuove schiavitù\, l’ultimo entrato in scena si mette di traverso e avvia un inesorabile processo dubitativo di disgregazione di un mondo malato che si nutre di numeri e algoritmi.\nBartleby\, nella voce e nel corpo di uno straordinario Leo Gullotta\, è l’eroe dell’inazione e della non violenza\, è il titano della grazia leggera che dice “non in mio nome”.\nMentre cerca il raggio di sole che una volta al giorno entra nel suo ufficio-sepolcro\, Bartleby è un seme che eroicamente grida sottovoce il proprio diritto alla scelta e alla libertà\, e si fa filo d’erba in mezzo al cemento\, contro tutto ma per tutti.
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