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SUMMARY:Orchestra Giovanile Italiana / John Axelrod
DESCRIPTION:Direttore Aaron Copland (1900 – 1990)Fanfare for the Common ManAntonín Dvořák (1841 – 1904)Sinfonia n. 9 op. 95 “Dal Nuovo Mondo”Joan Tower (1938)Fanfare for the Uncommon WomanPëtr Il’ič Čajkovskij (1840 – 1893)Sinfonia n. 4 op. 36 \n \nIdeata da Piero Farulli in seno alla Scuola di Musica di Fiesole e tenuta a battesimo da Riccardo Muti\, in trent’anni di attività l’Orchestra Giovanile Italiana è stata diretta\, fra gli altri\, da Abbado\, Berio\, Gatti\, Mehta e Sinopoli. Nel 2004 è stata insignita del Premio “Abbiati” e nel 2008 ha ricevuto il Praemium Imperiale “Grant for Young Artists” dalla Japan Art Association.Per la produzione conclusiva del 2012 l’Orchestra è diretta in questa tournée dall’americano John Axelrod che\, dopo gli studi negli Stati Uniti ad Harvard ed in Russia a San Pietroburgo\, ha al suo attivo collaborazioni con orchestre quali Los Angeles Philarmonic\, Shangai Symphony\, Royal Philarmonic di Londra\, Gewandhaus di Lipsia\, Orchestra di Santa Cecilia e molte altre.Il programma accosta due notissime sinfonie\, quella Dal Nuovo Mondo di Dvořák e la Quarta di Čajkovskij\, a due brevi pagine per ottoni e percussioni di Copland e Tower. Copland scrisse la Fanfare for the Common Man nel 1942 su commissione di Eugene Goossens per l’Orchestra di Cincinnati; è una composizione piena del fervore patriottico che animò gli americani dopo Pearl Harbour e l’entrata in guerra. Ad essa rispose a modo suo Joan Tower negli anni 1987-1992 con la Fanfare for the Uncommon Woman\, scritta per la Houston Symphony.
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SUMMARY:Jan Van der Crabben / Inge Spinette
DESCRIPTION:Baritono – Pianoforte Franz Schubert (1797 – 1828)SchwanengesangQuattordici Lieder su testi di Ludwig Rellstab e Heinrich Heine \nin coproduzione con \nSono due artisti belgi\, il baritono Jan Van der Crabben e la pianista Inge Spinette\, a concludere il nostro percorso triennale dedicato ai grandi cicli liederistici di Franz Schubert. In realtà (diversamente da Die schöne Müllerin e Die Winterreise) con Schwanengesang siamo di fronte a due gruppi di Lieder su testi di Ludwig Rellstab e Heinrich Heine\, che troviamo in un comune manoscritto del 1828 e che furono raccolti nel gennaio 1829\, due mesi dopo la morte di Schubert\, dall’editore viennese Tobias Haslinger con il titolo di “Schwanen-Gesang” e presentati alla stampa come “il frutto finale della sua nobile creatività”. Jan Van der Crabben si è distinto fin dall’inizio della sua carriera vincendo il primo premio al “Concorso Internazionale di Oratorio e di Lied” di Clermont-Ferrand nel 1990\, oltre che al “Concorso Regina Elisabetta” di Bruxelles nel 1996 ed è attivo oggi\, sia nella musica da camera che nell’oratorio\, collaborando regolarmente con La Petite Bande di Sigiswald Kuijken. Inge Spinette è pianista dal 1992 al Teatro Reale de la Monnaie di Bruxelles e la sua collaborazione è altamente apprezzata da numerosi cantanti; suona inoltre in duo con il marito\, il pianista Jan Michiels. Assieme a Jan Van der Crabben ha vinto il “Grand Prix du Disque Lyrique” nel 2001 per le incisioni di melodie di Fauré\, Duparc e Debussy.
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SUMMARY:Maldobrie
DESCRIPTION:di Lino Carpinteri e Mariano Faragunaregia di Francesco Macedoniocon Ariella Reggio e Gianfranco Salettae con Adriano Giraldi\, Maria Grazia Plos\, Marzia Postogna\, Maurizio Zacchigna\, Massimiliano Borghesi\, Paola Saitta\, Lorenzo Zuffiscene e costumi di Andrea Staniscimusiche di Massimiliano Forzaarrangiamenti di Fabio ValdemarinLa Contrada – Teatro Stabile di Trieste \nLa stagione di prosa si apre nel segno di un’ironica nostalgia. Le Maldobrie\, storie di mare e di terra ambientate nelle “vecchie province”\, nascono dalla penna di Lino Carpinteri e del compianto Mariano Faraguna e rievocano i tempi in cui molte delle coste adriatiche facevano parte dell’Impero austro-ungarico.Fondatori del settimanale satirico “La Cittadella” e autori di fortunati testi teatrali in dialetto triestino (fra cui Due paia di calze di seta di Vienna\, Un biglietto da mille corone\, Marinaresca\, Co’ ierimo putei)\, Carpinteri e Faraguna hanno inventato una parlata “della memoria”\, mai realmente esistita\, che abbraccia i vari linguaggi mescolatisi nel corso dei secoli nelle terre della Venezia Giulia\, dell’Istria e della Dalmazia. E hanno portato sulla scena una galleria di figure tipiche di queste regioni: dal comandante marittimo alla popolana\, dal piccolo borghese alla dama nobile.Lo spettacolo\, che vede Ariella Reggio e Gianfranco Saletta capitanare gli attori de La Contrada\, è un divertente percorso drammaturgico che intreccia alle popolari “maldobrie” alcuni brillanti intermezzi tratti dalle “serbidiole” (le poesie del “nonnetto”)\, condito da musiche e canzoni eseguite dal vivo.
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SUMMARY:Senza confini - Ebrei e zingari
DESCRIPTION:di e con Moni Ovadia e con Moni Ovadia Stage OrchestraPaolo Rocca clarinettoMassimo Marcer trombaAlbert Florian Mihai fisarmonicaEnnio D’Alessandro clarinettoMarian Serban cymbalonMarin Tanasache contrabbassoIon Stanescu violinoPromo Music \n“Piccolo ma appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo”\, Senza confini è l’ultima\, originale opera teatrale di Moni Ovadia\, un concerto-spettacolo fatto di memorie ed emozioni\, che intreccia storielle\, battute e tracce poetiche della tradizione ebraica ai ritmi incalzanti delle melodie zingare e klezmer. Storie\, musiche e canti rom\, sinti ed ebraici mettono in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio\, una vocazione che proviene da tempi remoti e che oggi si carica di urgenti responsabilità.Accomunati dal nomadismo\, quale risposta di dignità ed indipendenza alle persecuzioni\, ebrei e rom hanno saputo essere in tutto e per tutto popoli – per cultura\, tradizioni\, spiritualità – ma popoli senza confini\, senza burocrazie\, senza eserciti\, anche per questo temuti al punto da essere stigmatizzati come essenza del male e poi sterminati.Ma se l’immenso calvario del popolo ebraico ha avuto pieno riconoscimento\, quello del popolo rom a volte continua nel segno del pregiudizio e dell’emarginazione. È quindi compito della musica e del teatro civile scardinare conformismi e meschine convenienze\, nate dalla logica del privilegio\, per proclamare la non negoziabilità della libertà e della dignità di ogni gente e di ogni individuo.
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SUMMARY:Francesco Piemontesi
DESCRIPTION:Pianoforte Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)Sonata K 284Franz Schubert (1797 – 1828)Sonata op. post. 164 (D 537)Anton Webern (1883 – 1945)Variazioni op. 27Claude Debussy (1862 – 1918)Preludi\, Libro secondo \nNato a Locarno nel 1983\, Francesco Piemontesi è oggi uno dei migliori pianisti della sua generazione. Ha ricevuto importanti riconoscimenti al “Reine Elisabeth” di Bruxelles\, al “Borletti-Buitoni Trust” di Londra e nel settembre 2009 è stato nominato “New Generation Artist” dalla BBC di Londra; più recentemente\, nel 2012\, si è imposto ai “BBC Music Magazine Awards”. A tutto ciò corrisponde un’intensa attività concertistica in Europa\, Stati Uniti e Asia: ai Proms di Londra\, al Festival di Lucerna\, al progetto “Martha Argerich” di Lugano\, al Festival di Bad Kissingen e altri ancora. Ha collaborato con direttori quali Mehta\, Fischer\, Oramo\, Pletnev ed altrettanto intensa è la sua attività cameristica insieme a Bashmet\, Giuranna\, Widmann\, Capuçon\, Müller-Schott\, il Quartetto Ebène\, Pahud. Ha inciso per EMI e\, dal 2012\, per Naive Classique.
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SUMMARY:La semplicità ingannata - Satira per attrice e pupazze sul lusso d'esser donne
DESCRIPTION:Seconda tappa del progetto sulle Resistenze femminili in Italia.Liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine \ndi e con Marta Cuscunà assistente alla regia Marco Rogante disegno luci di Claudio “Poldo” Parrino disegno del suono di Alessandro Sdrigotti tecnica del palco\, delle luci e del suono di Marco Rogante e Alessandro Sdrigottirealizzazioni scenografiche di Delta Studios e Elisabetta Ferrandinorealizzazione costumi di Antonella GuglielmiCentrale Fies / Operaestate Festival Veneto con il sostegno di Regione Autonoma Trentino-Alto Adige / Südtirol\, Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia\, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia\, Assessorato alla Cultura del Comune di Ronchi dei Legionari\, Biblioteca “Sandro Pertini” di Ronchi dei Legionari\, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone\, Claudio Farneti e Simone Marchesan \n\n \nLiberamente ispirato al saggio “Lo spazio del silenzio” di Giovanna Paolin (Edizioni Biblioteca dell’Immagine\, 1998). Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory. \nDopo il grande successo di È bello vivere liberi!\, prima tappa di un percorso teatrale dedicato alle Resistenze femminili nel nostro paese\, Marta Cuscunà affronta nuovamente il tema della donna come risorsa fondamentale per la pace e la giustizia. Questa intuizione\, che è all’origine del movimento femminista\, ha in realtà radici profonde ed antiche. Poco si sa\, infatti\, di alcuni importanti tentativi di emancipazione femminile avvenuti in Italia già nel Cinquecento\, poi soffocati e dimenticati.Nel Cinquecento\, quando la pratica del mercato matrimoniale subì un crollo\, per sistemare le figlie in sovrannumero si trovò una soluzione alternativa: la monacazione forzata. In questo contesto\, le monache del Santa Chiara di Udine attuarono una forma di resistenza davvero unica\, trasformando il convento in uno spazio di contestazione e dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile e producendo un fervore culturale impensabile per l’universo femminile dell’epoca. L’Inquisizione cercò con forza di ristabilire il controllo sul convento ma le Clarisse resistettero per anni\, facendosi beffe del potere maschile. La semplicità ingannata dà voce a quelle giovani donne\, che lottarono contro le convenzioni sociali rivendicando la loro libertà di pensiero\, e restituisce slancio a una rivoluzione di cui le donne\, forse\, non sentono più il bisogno…
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SUMMARY:Quartetto Merel
DESCRIPTION:Mary Ellen Woodside violino Meesun Hong violinoAlexander Besa viola Rafael Rosenfeld violoncello \nLeóš Janáček (1854 – 1928)Quartetto n. 1 (ispirato a “La sonata a Kreutzer” di Tolstoj)Sándor Veress (1907 – 1992)Quartetto n. 1Kaija Saariaho (1952)Terra MemoriaBedRˇich Smetana (1824 – 1884)Quartetto n. 1 “Dalla mia vita” \nNuovo appuntamento di ‘900&oltre con il Quartetto Merel ed un programma che prosegue nella ricerca sulla musica ungherese con l’esecuzione del Quartetto n. 1 (1931) di Sándor Veress\, allievo di Bartók e Kodaly\, voce importante della musica ungherese\, alla cui scuola hanno studiato Ligeti\, Kurtág e Holliger. Segue quindi Terra Memoria (2006)\, il secondo quartetto scritto da Kaija Saariaho\, affermata compositrice finlandese (“Musician of the Year” nel 2008 nonché vincitrice del “Musical America” e del “Grammy for Best Opera Recording” nel 2011). In apertura e chiusura del concerto due diverse declinazioni della musica ceca: il Quartetto n. 1 di Janáček (1923) ispirato a “La sonata a Kreutzer” di Tolstoj ed il celebre quartetto Dalla mia vita (1876) di Smetana.Il Quartetto Merel si è costituito nel 2002 a Zurigo ed ha già al suo attivo prestigiose presenze concertistiche (Wigmore Hall\, Tonhalle\, Menuhin Festival Gstaad\, Salzburger Festspiele\, Festival di Lucerna\, Ittingen\, per citarne soltanto alcune).
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DESCRIPTION:di Walter Fontanaregia di Ruggero Caracon Angela Finocchiaro e Michele Di Mauroscene e disegno luci di Paolo Baronicostumi di Rosanna MontiAgidi srl \n  \n\n \nDopo i trionfi cinematografici delle ultime stagioni e il successo teatrale di Miss Universo\, Angela Finocchiaro torna a collaborare con Walter Fontana\, autore del testo\, per dare vita ad uno spettacolo ironico ed emozionante\, all’origine del quale c’è una domanda che ci riguarda tutti: come guardare al futuro quando non sai bene come comportarti con il presente?I protagonisti della commedia – separati da tempo\, sui cinquanta\, provati dalla vita – si ritrovano faccia a faccia in un giorno importante\, quando devono iscrivere la figlia quattordicenne alla scuola superiore. Sembra facile ma non lo è: un semplice modulo da compilare diventa per gli ex coniugi un interrogatorio insidioso\, che li spinge a ripercorrere la loro vita in un crescendo di sottile follia. Fra litigi interrotti da anni\, discorsi sulla figlia che non si vede ma è al centro di tutto\, licei chic dai presidi analfabeti e incursioni nell’antica Grecia\, emergono tensioni\, speranze e qualche sorpresa. Perché il passato non è sempre come te lo ricordi. E il futuro non è mai come te lo immagini…Sulla scena\, a dividere con la straordinaria Angela Finocchiaro i tormenti di una famiglia alle prese con una figlia adolescente\, il sensibile ed ironico Michele Di Mauro.
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SUMMARY:Philippe Graffin / Claire Désert
DESCRIPTION:Violino – Pianoforte Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)Sonata op. 30 n. 1 Philippe Hersant (1948)Chants du sud per violino soloRobert Schumann (1810 – 1856)Sonata n. 1 op. 105Erno von Dohnányi (1877 – 1960)Andante rubato alla zingarescaBéla Bartók (1881 – 1945)Sonata n. 1 \n  \nUn numero recente della rivista “Classic FM” ha collocato il violinista francese Philippe Graffin nella top ten del violinismo mondiale e “Gramophone” ha scritto che la comprensione di Graffin del linguaggio musicale del repertorio francese “non è seconda a nessuno”. In duo con Claire Désert presenta a Monfalcone un programma nel quale si riconferma l’attenzione alla musica del Novecento\, in particolare la ricerca avviata nelle ultime due stagioni sulla musica ungherese. Sono Dohnányi (con un brano trascritto da Ruralia Hungarica op. 32) e Bartók gli autori presentati: la grande Sonata n. 1 di Bartók che chiude il concerto è del 1921 ed evoca nel suo tono l’espressionismo austro-tedesco e quei caratteri folkloristici caratteristici della poetica dell’autore. Al centro del programma\, fra l’op. 30 n. 1 di Beethoven e la Sonata op. 105 di Schumann\, una composizione del 1996 scritta per Graffin da Philippe Hersant (compositore dell’anno nel 2005 e nel 2010 al Premio “Victoires de la Musique Classique”). 
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SUMMARY:Mio nonno è morto in guerra - Voci\, canzoni e memorie della seconda guerra mondiale
DESCRIPTION:di e con Simone Cristicchiadattamento e regia di Simone Cristicchi pianoforte e fisarmonica Michele Ranieri disegno luci di Stefano IacovittiDueffel Music / Promo Music \n14 vecchie sedie accatastate\, un pianoforte\, un leggio. È quanto basta per raccontare le storie di 14 piccoli eroi quotidiani che hanno attraversato o sono stati attraversati dalla seconda guerra mondiale.Tratto dall’omonimo libro di Simone Cristicchi\, che raccoglie 57 piccoli racconti di altrettanti reduci di quel terremoto della Storia\, lo spettacolo Mio nonno è morto in guerra interseca storie di bombardamenti nelle borgate e di fame\, storie di madri coraggiose e di prigionieri in Africa\, storie di soldati nella ritirata di Russia e di lotta partigiana\, storie di campi di concentramento e di esuli fuggiti dall’Istria. Alternando registri vocali e stilistici diversi\, Cristicchi dà vita ad una galleria di personaggi che esprimono rabbia per l’inutile dolore e chiedono leggerezza per sopravvivere.A questo album di aneddoti e ricordi si affiancano\, fra commozione e divertimento\, i brani scelti dal repertorio della canzone popolare e d’autore: De Gregori\, Fossati\, Vian ma anche i canti alpini reinterpretati per voce e pianoforte. Parole narrate e cantate\, per raccontare la stupidità e l’assurdità della guerra ma anche\, forse soprattutto\, l’intensa umanità nascosta fra le macerie.
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SUMMARY:L’acqua invisibile
DESCRIPTION:La Piccionaia / I Carrara (Vicenza) \nTeatro d’attore\, immagini e videoPer bambini dai 6 anni in su \nSpettacolo selezionato in collaborazione con LaRea – Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale dell’ARPA FVG\, per favorire percorsi di educazione alla sostenibilità \nL’acqua invisibile è quella che consumiamo senza vederla\, quella che si trova nel carrello della spesa\, fra oggetti e vestiario. È questo consumo che rende critica la disponibilità di acqua\, soprattutto in alcune aree del pianeta. È necessario ricostruire un nuovo rapporto con l’acqua basato sulla sobrietà e sulla consapevolezza\, ripartendo dalle grandi narrazioni mitiche dei popoli antichi. Documentari scientifici\, spot pubblicitari e immagini video scivolano lungo la corrente del racconto e propongono diversi punti di vista\, fra i quali è possibile scegliere un proprio punto di partenza per scrivere la propria storia d’acqua.Lo spettacolo L’acqua invisibile nasce nell’ambito del progetto “Acqua in bocca!”\, che unisce teatro ed educazione all’ambiente e allo sviluppo sostenibile. È il frutto della collaborazione fra LaRea – Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale dell’ARPA FVG e La Piccionaia / I Carrara\, Teatro Stabile di Innovazione di Vicenza\, che hanno realizzato insieme questo spettacolo in occasione della Settimana UNESCO dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2011\, dedicata al tema dell’acqua.
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SUMMARY:Occidente solitario
DESCRIPTION:di Martin McDonaghtraduzione di Luca Scarliniregia di Juan Diego Puerta Lopezcon Claudio Santamaria e Filippo Nigroe con Azzurra Antonacci\, Massimo De Santisscene di Bruno Buonincontri costumi di Caterina Nardimusica originale di Riccardo Bertini (Mammooth) disegno luci di Sergio CiattagliaCompagnia Gli Ipocriti \nColeman e Valene (i bravissimi Claudio Santamaria e Filippo Nigro) sono due fratelli al limite del patologico\, incapaci di vivere senza dispute e aggressioni. Padre Welsh\, il giovane parroco della comunità\, cerca inutilmente di pacificarli ma i suoi consigli restano inascoltati. Depresso a causa dell’odio fra i due ragazzi e frustrato dall’impossibilità di convertire il piccolo villaggio irlandese\, Padre Welsh scrive una lettera ai due fratelli e si suicida. Coleman e Valene\, temendo che una punizione possa abbattersi su di loro\, provano a riconciliarsi e confessano i torti segretamente commessi in passato ma ne scaturirà soltanto un’altra lotta distruttiva…Scritta dal drammaturgo inglese Martin McDonagh\, che con questo testo ha ottenuto dal British Critics’ Circle l’onorificenza del “più promettente drammaturgo”\, Occidente solitario (The Lonesome West) è una black comedy che racconta la solitudine e l’indifferenza umana. Perché\, come afferma Samuel Beckett\, “non c’è niente di più comico dell’infelicità”.
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SUMMARY:Kristian Bezuidenhout
DESCRIPTION:Fortepiano Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)Sonata K 309Sonata K 310Sonata K 545Sonata K 331 \nin coproduzione conAmici della Musica di Padova \nKristian Bezuidenhout è oggi di scena alla Wigmore Hall di Londra come alla Carnegie Hall di New York\, al Festival di Salisburgo come a quello di Lucerna\, a Tanglewood come al Mostly Mozart e le sue collaborazioni con artisti del calibro di Hogwood\, Mullova\, Herreweghe\, Padmore\, Brüggen ed altri ancora sono un segno del suo prestigio internazionale.Alle Sonate di Mozart sta dedicando l’incisione integrale in uscita presso Harmonia Mundi ed il programma del concerto monfalconese (che comprende quattro Sonate fra cui la Sonata K 331 con il celeberrimo rondò “alla turca”) è eseguito al fortepiano\, lo strumento con il quale Bezuidenhout vinse a 21 anni il Concorso Internazionale di Bruges.
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SUMMARY:Emanuele Segre
DESCRIPTION:Chitarra John Dowland (1563 – 1626)My Lady Hunsdon’s AllmandeLachrimae PavanFantasiaHans Werner Henze (1926)Drei Tentos da KammermusikBenjamin Britten (1913 – 1976)Nocturnal after John Dowland op. 70Heitor Villa-Lobos (1887 – 1959)Suite populaire brésilienneManuel de Falla (1876 – 1946)Homenaje “pour le tombeau de Debussy”Leo Brouwer (1939)Elogio de la danza \nLa presenza di programmi dedicati alla chitarra è piuttosto rara nelle stagioni concertistiche\, essendo spesso questo repertorio ancora confinato in rassegne specialistiche. E questo nonostante l’impulso straordinario dato da interpreti quali Andrés Segovia e Julian Bream\, per limitarci ai due nomi fra i più significativi. Emanuele Segre (allievo di Ruggero Chiesa al Conservatorio di Milano\, docente a Terni\, dedicatario del Concerto per chitarra e orchestra di Jean Françaix ) è\, fra i chitarristi italiani\, uno dei più impegnati nel voler superare queste barriere ed ha sempre cercato di fare il musicista più che il chitarrista. Ne è una prova anche il programma del concerto proposto\, tutto dedicato ad importanti brani “originali” (cioè non trascritti) della letteratura del ‘900: dall’omaggio di de Falla a Debussy all’evocazione di Dowland nel Nocturnal di Britten (una pagina questa\, come i brani di Henze\, legata a Julian Bream\, di cui Segre fu allievo nel 1985)\, per arrivare poi al Brasile di Villa-Lobos e alla Cuba di Brouwer. 
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SUMMARY:Brat (Fratello) - Cantieri per un'opera rom
DESCRIPTION:Premio Internazionale “Teresa Pomodoro” per il Teatro dell’Inclusione \nda Opera del mendicante di John Gayideazione e regia di Salvatore Tramacerecon Danijel Todorovic\, Marko Stojanovic\, Marija Miladinovic\, Elvis Memedovski\, Vukosava Lazic\, Ajnur Redzepi\, Ana Pasti\, Andjelka Vulic\, Miljan Guberinic\, Senad Sulejmani\, Ferdi Ramadani\, Sead Kurtisi\, Kriziv Dzemailj\, Marija Anicic\, Ajnur Ibraimi\, Damir Kriziv\, Nikola Jovanoviccollaborazione alla regia Fabrizio Saccomannocollaborazione all’allestimento Maria Rosaria Ponzettacura del movimento Silvia Traversimusiche di Admir Shkurtaj eseguite dal vivo da Vito de Lorenzi\, Giorgio Distante\, Admir Shkurtajluci e suoni Mario Daniele\, Angelo Piccinni organizzazione Marija Anicic\, Dragoljub Martic\, Laura Scorrano cura del progetto Franco Ungaro Cantieri Teatrali Koreja (Lecce) – Centar Za Kulturu di Smederevo (Serbia)con il sostegno di Teatro Pubblico Pugliese \nSpettacolo in lingua originale con traduzione in videoproiezione \n “Incontriamo da tre anni un gruppo di giovani rom e giovani attori che vivono a Smederevo\, settanta chilometri da Belgrado\, alcune centinaia da Lecce. Proviamo a fare teatro. Lavoriamo di sera\, dopo faticose giornate di lavoro quotidiano\, specie per i giovani rom\, a raccogliere frutta\, vetro e carta. Non vogliamo creare una nuova compagnia professionale né cerchiamo alcuna catarsi sociale. Che fare? Partiamo da un testo. L’Opera del mendicante di John Gay. Cerchiamo persone e attori in grado di dare senso e verità alle parole molto graffianti dell’Opera. Al tempo del reality\, quando sempre più sottile si fa il confine tra verità e finzione. Ladri\, ricettatori\, donne di malaffare\, capi di polizia in combutta per spillare quattrini dove si può: questi sono i nuovi eroi di un mondo alla rovescia. Una storia rappresentata tante volte in diverse epoche e luoghi. Undici non attori rom e otto giovani attori serbi assumono ruoli da commedia dell’arte\, facendosi testimoni di una cultura\, la propria. Una cultura che\, come i piccoli ladruncoli che loro mettono in scena\, è destinata a scomparire.”Così Cantieri Teatrali Koreja presenta Brat\, lo spettacolo che gli è valso il Premio Internazionale per il Teatro dell’Inclusione\, dedicato alle realtà che immettono le arti sceniche nel cuore della società\, restituendo al teatro il suo valore di esperienza\, di crescita e condivisione aperta a tutti i cittadini\, senza distinzione di età\, classe sociale\, sesso e appartenenza geografica.
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SUMMARY:Atto finale - Flaubert
DESCRIPTION:Premio Speciale UBU 2011 per la “Trilogia sull’individuo sociale” \ndi Mario Perrotta da Bouvard et Pécuchet di Flaubertregia di Mario Perrottacon Mario Perrotta\, Paola Roscioli\, Lorenzo Ansalonimusiche eseguite dal vivo da Mario Arcarivideo di Chiara Idrusa ScrimieriTeatro dell’Arginein collaborazione con Castel dei Mondi Festival di Andria\, Lunatica Festival\, Provincia di Massa Carrara\, Teatro Pubblico Pugliese\, Regione Puglia\, Unione Europea \n“Se non moriva l’autore\, magari la scriveva ancora\, sta bestia di vita e ci faceva morire a tutt’e due. Invece ci tocca vivere”. Parte da qui il nuovo spettacolo di Mario Perrotta\, terzo ed ultimo capitolo della sua “Trilogia sull’individuo sociale” che gli è valsa il Premio Speciale UBU 2011. I protagonisti dello spettacolo\, Bouvard e Pécuchet\, sono i due personaggi abbandonati da Flaubert\, che muore prima di compiere l’opera.Dal romanzo incompiuto dell’autore francese Perrotta trae una storia di profonda e ridicolissima solitudine. I due impiegati parigini di Flaubert diventano due uomini del nostro tempo che\, chiusi volontariamente in uno spazio non meglio identificato\, tentano un’impresa impossibile: affrontare e risolvere il dolore esistenziale che li assedia studiando e indagando il web alla ricerca di soluzioni\, in una vorticosa ascesa verso il ridicolo involontario.Dopo lo scontro fra individuo e società affrontato nella rilettura del Misantropo di Molière e dopo il disastro sociale de I Cavalieri – Aristofane cabaret\, Perrotta ci mostra l’Uomo\, solo di fronte a se stesso\, nel titanico sforzo di esserci\, più ridicolo che mai.
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SUMMARY:Miseria e nobiltà
DESCRIPTION:di Eduardo Scarpettaregia di Geppy Gleijesescon Geppy Gleijeses\, Lello Arena\, Marianella Bargilli e con Gigi De Luca\, Gina Perna\, Antonio Ferrante\, Gino De Luca\, Loredana Piedimonte\, Antonietta D’Angelo\, Vincenzo Leto\, Jacopo Costantini\, Silvia Zora\, Francesco De RosaTeatro Stabile di Calabria / Teatro Quirino Vittorio Gassman \nTitolo fra i più famosi della drammaturgia di tutti i tempi\, e cavallo di battaglia dei più grandi attori napoletani (e non) del secolo scorso\, Miseria e nobiltà viene proposto\, integralmente in italiano\, nella riduzione di Geppy Gleijeses (che ne firma anche la regia)\, che fa tesoro del testo originale di Eduardo Scarpetta ma anche dell’adattamento di Eduardo De Filippo e della sceneggiatura del celebre film di Mario Mattoli con Totò.Protagonista della divertente commedia è Felice Sciosciammocca\, celebre maschera di Scarpetta\, lo scrivano cui si rivolge Eugenio\, il giovane nobile innamorato di Gemma\, la figlia di Gaetano\, un cuoco arricchito. Ne deriva una divertente ed umanissima commedia degli equivoci\, la cui comicità esplode nelle celebri scene in cui i popolani si travestono e fingono di essere nobili pur di potersi sfamare. Ad interpretare i ruoli di Sciosciammocca\, Pasquale e Luisella sono\, rispettivamente\, lo stesso Geppy Gleijeses\, Lello Arena e Marianella Bargilli\, tutti reduci dal grande successo dello spettacolo Lo scarfalietto\, sempre di Scarpetta. Insieme a loro\, in scena\, alcuni fra i migliori caratteristi del teatro napoletano.
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SUMMARY:Orchestra di Padova e del Veneto / Romolo Gessi
DESCRIPTION:Direttore Igor Stravinskij (1882 – 1971)Pulcinella (da Giovanni Battista Pergolesi)\, SuiteFranco Dominutti (1947)Abschiedslied  per archiJohannes Brahms (1833 – 1897)Sinfonia n. 1 op. 68 \nTerzo e conclusivo appuntamento dell’integrale delle Sinfonie di Johannes Brahms affidata all’Orchestra di Padova e del Veneto. Un ciclo che l’Orchestra veneta affronta con una lettura “cameristica” che si fonda su tradizioni esecutive autentiche quali quelle esperite dallo stesso Brahms a partire dal 1880 con l’orchestra di corte di Meiningen\, che all’epoca aveva 49 esecutori (come 49 sono i membri dell’orchestra di Karlsruhe con cui Brahms diresse nel 1876 la prima esecuzione della Sinfonia n. 1). Ed è proprio la Sinfonia n. 1 a concludere questo ciclo\, quella sinfonia su cui Brahms si soffermò\, angosciato dall’incombente modello beethoveniano\, oltre un decennio\, dal 1862 al 1876.Con questo concerto si chiude anche un altro ciclo\, quello dedicato a I Balletti russi\, Diaghilev e i suoi musicisti\, con la Suite dal balletto Pulcinella\, che Stravinskij realizzò su musiche di Pergolesi nel 1920\, con la coreografia di Massine e le scene e i costumi di Picasso.Al centro del programma\, infine\, l’omaggio al compositore udinese Franco Dominutti\, di cui Romolo Gessi (il valoroso direttore d’orchestra docente al Conservatorio “Tartini” di Trieste) ha voluto scegliere il suggestivo Abschiedslied per orchestra d’archi.
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SUMMARY:Secondo Pinocchio
DESCRIPTION:Compagnia Burambò (Foggia) \n\n \nTeatro di figuraPer bambini dai 5 anni in su \nPremio Eolo 2012 per il Teatro di Figura \nLe chiavi di lettura di questa messa in scena di Pinocchio sono l’accento sull’aspetto paradossale e la finzione scenica dichiarata\, fin dal principio. Da subito il burattinaio\, infatti\, “esce” dalla messa in scena e libera Pinocchio dalla catena a cui è legato\, informandolo anche di alcuni tagli fatti al copione dello spettacolo. Il “trucco svelato” permette così a Pinocchio di “vivere” apertamente una relazione\, diretta e spontanea\, con i burattini nella baracca\, in un gioco del “teatro nel teatro” che gli permette anche di raccontare alcune delle sue storie\, servendosi a sua volta di un burattino di legno.L’utilizzo dei giochi teatrali permette che le emozioni e i sentimenti che alimentano la storia siano continuamente sollecitati: ne affiora l’aspetto paradossale che suscita ilarità e commozione. Al finale è riservata la sorpresa di scoprire come accade che Pinocchio diventi un bambino in carne ed ossa…
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SUMMARY:Alessandro Carbonare / Monaldo Braconi
DESCRIPTION:Clarinetto – Pianoforte Robert Schumann (1810 – 1856)Drei Fantasiestücke op. 73Johannes Brahms (1833 – 1897)Sonata op. 120 n. 2Luciano Berio (1925 – 2003)Sequenza IX per clarinetto soloLeonard Bernstein (1918 – 1990)SonataFrancis Poulenc (1899 – 1963)Sonata \nL’intenzione di far conoscere la letteratura cameristica degli strumenti a fiato\, che ha visto nelle due precedenti stagioni i concerti del flautista Giampaolo Pretto e dell’oboista Patrick Beaugiraud\, si completa con il concerto del clarinettista Alessandro Carbonare e del pianista Monaldo Braconi. Alessandro Carbonare è già stato presente nelle nostre stagioni in passato (con il Quintetto Bibiena e in altre formazioni) ma per la prima volta si presenta in duo. Carbonare è oggi primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia\, dove troviamo anche\, come pianista collaboratore\, Monaldo Braconi.Il programma del concerto prevede una prima parte dedicata a Schumann e a Brahms. Fu proprio il clarinetto – strumento assai caro ai romantici – anzi il clarinetto dello straordinario strumentista di Meiningen Richard Mühlfeld\, a risvegliare una nuova straordinaria stagione compositiva nel tardo Brahms delle opere 114\, 115 e 120. La seconda parte si articola invece in tre pagine del Novecento: la giovanile Sonata di Bernstein del 1941-‘42\, la Sequenza IX per clarinetto solo di Berio del 1980 e la Sonata che Poulenc scrisse fra il 1959 e il 1962 (e che fu eseguita a New York nel 1963 da Leonard Bernstein e Benny Goodman).
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SUMMARY:Malapolvere - Veleni e antidoti per l'invisibile
DESCRIPTION:un progetto di Laura Curino\, Lucio Diana\, Alessandro Bigatti\, Elisa Zaninotesto originale di Laura Curinocon Laura Curinoscenografia e video di Lucio Dianaluci di Alessandro Bigattimusiche originali di Roberto Negroricerche di Luca Scarliniassistente alla drammaturgia Beatrice Marzoratiriprese video e montaggio di Eleonora DianaFondazione del Teatro Stabile di TorinoAssociazione Culturale Muse \n\n \n \nIl titolo e lo spettacolo sono stati ispirati dalla lettura di “Mala polvere” di Silvana Mossano (Edizioni Sonda\, 2010).Si ringrazia l’Associazione Familiari Vittime Amianto di Casale Monferrato. \nLa “malapolvere” dello spettacolo di Laura Curino\, autrice ed attrice fra le più espressive e sensibili del teatro italiano\, è quella dell’Eternit\, una polvere sottilissima che si insinua dovunque trasportata dal vento\, dai mezzi e dalle persone.La tragedia dell’avvelenamento da amianto è il simbolo di uno dei tanti mali a cui ci si espone senza saperlo. E Casale Monferrato\, città simbolo di una strage silenziosa\, città di dolore\, morte e paura è anche una città di risveglio\, di coscienza e di vita. Il processo Eternit è la maggiore causa che si sia mai celebrata per un disastro ambientale provocato da un luogo produttivo\, non solo limitatamente all’amianto. Ed è attorno a questo processo\, nelle persone che lo hanno voluto\, che si scatena con forza l’antidoto all’indifferenza e alla menzogna. Malapolvere è un canto per quegli uomini e quelle donne che si sono immolate sull’altare di una tragedia del lavoro in nome del benessere delle proprie famiglie\, del riscatto sociale dalla povertà\, della forza necessaria per uscire dall’indigenza. Un sacrificio importante che potrebbe essere la fine di una storia terribile e che invece deve trasformarsi nel capitolo iniziale di una storia virtuosa.
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SUMMARY:Michele Campanella
DESCRIPTION:Pianoforte Claude Debussy (1862 – 1918) Suite BergamasqueCésar Franck (1822 – 1890)Preludio\, Corale e FugaModest Musorgskij (1839 – 1881)Quadri di una esposizione \nAllievo di Vincenzo Vitale al Conservatorio di Napoli\, Michele Campanella si affermò nel 1966 al Concorso “Casella” e da allora ha intrapreso una prestigiosa carriera internazionale ricca di riconoscimenti; fra questi il “Grand Prix du Disque” negli anni 1976\, 1977 e 1998\, la Medaglia ai “Meriti Lisztiani” del Ministero della Cultura ungherese nel 1988\, il Premio della “American Liszt Society” nel 2002.In oltre quaranta anni di attività\, Campanella ha affrontato molte fra le principali pagine della letteratura pianistica\, affidate anche ad una vasta discografia per etichette come Philips\, Emi\, Foné\, Fonit Cetra\, Nuova Era ed altre. Ha recentemente pubblicato per Bompiani\, in occasione delle celebrazioni per Liszt\, il volume “Il mio Liszt”\, al quale ha affidato le sue considerazioni di interprete.Per il suo “debutto” monfalconese Campanella ha scelto tre grandi\, diverse pagine della letteratura per pianoforte: la Suite Bergamasque che Debussy compose fra il 1880 ed il 1905 (con il notissimo Clair de lune); il Preludio\, Corale e Fuga di Franck del 1884 (certamente la composizione per pianoforte più importante dell’autore\, nella quale trovano sintesi l’aspirazione alla forma ciclica\, la suggestione delle sonorità organistiche e l’influenza di Liszt e Wagner); e in chiusura i Quadri di una esposizione nei quali Musorgskij nel 1874 evocò la memoria dei quadri dell’amico pittore Viktor Hartmann.
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SUMMARY:Coro del Friuli Venezia Giulia / Walter Themel
DESCRIPTION:Direttore Matteo Andri\, Ferdinando Mussuttopianoforte a quattro maniPaola Crema\, Mara Corazza\, Anna Mindotti\, Claudio Zinutti\, Giorgio de Fornasari voci soliste \nRobert Schumann (1810 – 1856)Drei Gedicthe op. 29 per coro misto e pianoforteDrei Lieder op. 114 per coro femminile a tre voci e pianoforteBeim Abschied zu singen op. 84 per coro misto e pianofortePaul Hindemith (1895 – 1963)Six Chansons (da Rainer Maria Rilke)Francis Poulenc (1899 – 1963)Un soir de neige (Cantate profane)Johannes Brahms (1833 – 1897)Liebeslieder Walzer op. 52 per coro e pianoforte a quattro maniDem dunkeln Schoss der heiligen Erde WoO 20 \n \nIl Coro del Friuli Venezia Giulia – che il nostro Teatro è lieto di ospitare per la prima volta – è nato nel 2001 e si è affermato come una delle realtà artistiche più importanti della Regione\, con un’intensa attività in Italia e in Europa e collaborazioni e presenze prestigiose.Il programma del concerto\, diretto da Walter Themel\, vede anche la partecipazione dei pianisti Matteo Andri e Ferdinando Mussutto ed ha due punti di equilibrio: la tradizione della coralità romantica tedesca e la sua derivazione dal Lied nella musica di Schumann e Brahms. Una costellazione che vide i due compositori entrambi impegnati\, anche come direttori di cori\, in questo repertorio e che è sottolineata dalla pagina finale\, il raro\, edito solo nel 1927\, Dem dunkeln Schoss der heiligen Erde\, su testo di Schiller\, che amici di Brahms pensavano di poter utilizzare – ma l’autore non fu d’accordo – per la cerimonia dell’inaugurazione del monumento a Schumann a Bonn nel 1880.L’altro punto di equilibrio è quello del rapporto fra musica e poesia nel Novecento\, con le Six Chansons sui testi (in francese) di Rainer Maria Rilke che Hindemith scrisse in Svizzera dopo l’esilio\, nel 1939 (nello stesso cantone in cui anche Rilke era stato)\, e con Un soir de neige\, la piccola cantata da camera che Poulenc scrisse sui versi di Paul Eluard nel Natale del 1944.
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SUMMARY:Storie appese a un filo
DESCRIPTION:Compagnia Teatro del Canguro (Ancona) \nAnimazione di oggetti e pupazziPer bambini dai 4 anni in su \nC’era una volta una corda\, una povera corda che\, per troppa fretta o per troppa distrazione\, si era irrimediabilmente confusa\, arruffata\, attorcigliata\, ingarbugliata\, avvolta su se stessa\, appallottolata. Questo può capitare spesso e non solo alle corde. Può succedere a tutti di cadere in una grande confusione. Quando capita non è facile ritrovare “il bandolo della matassa”. Occorre dipanare bene ogni intreccio ed assecondare ogni più piccola curva se si vuole arrivare… alla fine della storia.La corda pian piano prova a srotolarsi e\, come un serpente avvinghiato su di un ramo\, cerca la strada più giusta da percorrere. La assistono due attori-animatori che\, a seconda delle forme che la corda assume nel suo percorso\, troveranno lo spunto per raccontare altri personaggi\, altre piccole storie.La storia prende forma grazie ad alcuni meccanismi tipici delle filastrocche e dei racconti per l’infanzia\, come l’associazione di idee\, di immagini e di rime più o meno logiche.Alla fine\, così come si dipanerà la matassa\, anche il racconto giungerà ad una sua ragionevole conclusione.
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SUMMARY:La coscienza di Zeno
DESCRIPTION:di Tullio Kezichdal romanzo di Italo Svevoregia di Maurizio Scaparrocon Giuseppe Pambierie con Enzo Turrin\, Giancarlo Condée (in ordine alfabetico) Silvia Altrui\, Livia Cascarano\, Guenda Goria\, Marta Ossoli\, Antonia Renzella\, Raffaele Sinkovic\, Anna Paola Vellaccio\, Francesco WolfCompagnia del Teatro Carcano \n“La coscienza di Zeno”\, pubblicato nel 1923\, è il romanzo più maturo e originale di Svevo. Nell’adattamento teatrale firmato da Tullio Kezich nel 1964\, il romanzo è stato già portato sulle scene italiane da Alberto Lionello (1964)\, Giulio Bosetti (1987) e Massimo Dapporto (2002).Spetta ora all’intenso Giuseppe Pambieri\, diretto dal sempre originale Maurizio Scaparro\, dare corpo al celeberrimo personaggio letterario grazie al quale Svevo approfondisce la sua diagnosi della crisi dell’uomo contemporaneo\, ridotto a subire la vita con una sofferenza rassegnata e lucidamente consapevole\, e si avvicina idealmente all’opera di Pirandello\, Joyce e Proust.In scena\, quindi\, la tragicomica esperienza umana di Zeno Cosini\, i suoi difficili rapporti interpersonali (il padre\, la moglie\, l’amante\, il rivale Guido)\, le sue inquietudini\, le sue ossessioni: il tutto raccontato con ironico e distaccato disincanto. Perché\, come sostiene Zeno\, se “la vita attuale è inquinata alle radici”\, l’unico mezzo per essere sani è l’autoconvicimento di esserlo.
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SUMMARY:Agostino - Tutti contro tutti
DESCRIPTION:di Massimiliano Brunoregia di Lorenzo Gioiellicon Rolando Ravellomusiche di Alessandro Mannarinoscene e costumi di Claudia CosenzaPigrecoDelta \nIspirandosi ad un fatto realmente accaduto\, Massimiliano Bruno – l’autore – e Rolando Ravello – interprete eclettico di tanto cinema e fiction italiani – mettono in scena l’amara storia dell’operaio Agostino e la trasformano in una paradossale metafora.Un giorno Agostino esce di casa – un appartamento faticosamente affittato nella periferia di Roma – per celebrare insieme alla famiglia la prima comunione del figlio ma al suo rientro trova la casa occupata da altri. A nulla valgono le sue rimostranze presso le autorità\, perché non ha alcun titolo per dimostrare che l’appartamento è suo: l’appartamento è di chi se lo prende! Agostino decide così di riprendersi la casa e inizia una personale battaglia in cui la sua onestà si scontra continuamente con l’Italia del ventunesimo secolo\, un paese in cui la buona fede viene spesso dileggiata se non umiliata.A fare da contrappunto alle parole di Ravello\, che interpreta tutti i personaggi della commedia\, le canzoni e la musica di Alessandro Mannarino\, composte appositamente per lo spettacolo: non una semplice colonna sonora ma l’espressione forte e suggestiva della coscienza del protagonista. 
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SUMMARY:Alexander Gadjiev
DESCRIPTION:Pianoforte Premio Nazionale delle Arti 2012 – AFAM / MIUR \nLudwig van Beethoven (1770 – 1827)Sonata op. 109Franz Liszt (1811 – 1886)Sonetto del Petrarca 104 da Années de pèlerinage\, deuxième année\, ItalieMazeppa da Etudes d’exécution transcendanteFryderyk Chopin (1810 – 1849)Ballata n. 4 op. 52Maurice Ravel (1875 – 1937)Gaspard de la nuit – Trois poèmes d’après Aloysius Bertrand \nAlexander Gadjiev è nato nel 1994 a Gorizia ed ha studiato con il padre\, il pianista e didatta russo Siavush Gadjiev. Il suo precoce talento ha ricevuto moltissimi riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali ed è stato più volte apprezzato nell’attività concertistica svolta fino ad oggi sia da solo che insieme ad orchestre. Fra le sue affermazioni più recenti\, ricordiamo soltanto il terzo premio alla prima edizione del “Concorso Pianistico Internazionale del Friuli Venezia Giulia” svoltosi a Sacile nel 2012 ed il Premio Nazionale delle Arti 2012 conquistato a Trieste\, in occasione della IX edizione della rassegna promossa dall’AFAM / MIUR.Il programma del concerto comprende una delle ultime grandi sonate di Beethoven\, l’op.109\, la Quarta Ballata di Chopin e due pagine di Liszt; e a Liszt si collega la scrittura pianistica di Ravel\, che dichiarò di aver composto Gaspard de la nuit (1908) proprio con gli Studi trascendentali di Liszt sul leggio.
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SUMMARY:Ensemble Initium
DESCRIPTION:Edouard Sabo\, Julien Vern flautiHelene Gueuret\, Armel Descotte oboiFrançois Lemoine\, François Tissot clarinettiJulien Desplanques\, Kostia Bourreau corniFranck Sibold\, Mehedi el Hammami fagotti \nThéodore Gouvy (1819 – 1898)Petite Suite Gauloise op. 90George Enescu (1881 – 1955) Dixtuor op. 14Vincent d’Indy (1851 – 1931) Chansons et Danses op. 50André Caplet (1878 – 1925) Suite persane \n\n \nin collaborazione con         in coproduzione con      \n \nNuova collaborazione del nostro Teatro con il Palazzetto Bru Zane – Centre de Musique Romantique Française di Venezia\, che sviluppa sempre più ampiamente il suo obiettivo di riabilitare il repertorio romantico francese e di promuoverne la diffusione presso un pubblico il più allargato possibile.Théodore Gouvy è fra i musicisti a cui dedica ampio spazio l’attività 2012-2013 del Palazzetto Bru Zane: un musicista diviso fra Francia e Germania\, molto noto all’epoca sulle due rive del Reno\, che troviamo nel programma proposto dall’Ensemble Initium insieme ad altre pagine importanti della letteratura cameristica francese per fiati\, come quelle di Enescu\, di Caplet e di d’Indy\, opere che all’epoca furono proposte dalla Société moderne d’instruments à vent.L’Ensemble Initium si è formato a Parigi alla scuola di Maurice Bourgue. Nel 2006 ha vinto il “Concours Européen de Musique d’Ensemble” e nel 2009 il “Premier Prix de Musique de Chambre” al Conservatorio Superiore di Parigi.
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SUMMARY:Ribellioni possibili
DESCRIPTION:di Luis Garcìa-Araus e Javier Garcìa Yagüeregia di Serena Sinigagliacon Mattia Fabris\, Stefano Orlandi\, Maria Pilar Pérez Aspa\, Arianna Scommegna\, Chiara Stoppa\, Sandra Zoccolanscene di Maria Spazzicostumi di Federica PonissiATIR (Premio Hystrio 2012) \n \nLo spettacolo Rebeldias Posibles ha riscosso\, a partire dal 2009\, un grande successo di critica e pubblico in Spagna\, anticipando in modo quasi profetico il fermento culturale del movimento degli Indignados.Serena Sinigaglia e la compagnia ATIR (Premio Hystrio 2012) lo adattano per le scene italiane\, per raccontare il tema della Crisi che ha colpito il mondo dal 2008 e per cercare di comprendere quello che ci sta travolgendo.È la storia di Garcia\, che non si rassegna di fronte al sistema e non si lascia spaventare da una delle sue armi più potenti: la burocrazia. E infatti cita in giudizio la sua compagnia telefonica per avergli ingiustamente addebitato 28 centesimi sulla bolletta. Il suo piccolo gesto\, rispetto ad un fatto insignificante\, è però simbolico in una società abituata a subire dalle grandi potenze qualsiasi tipo di abuso. Così\, attorno alla figura di Garcia\, si forma un gruppo di persone che scelgono di risolvere i loro problemi resistendo e\, se necessario\, disturbando\, con determinazione. Ribellioni possibili è uno spettacolo terapeutico\, consigliato a chi si sente stanco e rassegnato. Perché contrappone all’impotenza la tenacia\, al pragmatismo l’idealismo e ci ricorda che nel mezzo di questa sporcizia che consideriamo ormai normale\, in questo mondo indecente\, qualcuno di decente c’è. Eccome se c’è!
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SUMMARY:FVG Mitteleuropa Orchestra*Enrico Bronzi
DESCRIPTION:Direttore e violoncello Richard Wagner (1813 – 1883)Idillio di SigfridoCamille Saint-Saëns (1835 – 1921)Concerto n. 1 op. 33 per violoncello e orchestraLudwig van Beethoven (1770 – 1827)Sinfonia n. 4 op. 60 \nÈ ancora un violoncellista (dopo il concerto di Giovanni Sollima della passata stagione) a guidare la FVG Mitteleuropa Orchestra\, che rinnova così la sua presenza nel nostro Teatro. Si tratta di Enrico Bronzi\, che il pubblico di Monfalcone ben conosce per i concerti con il Trio di Parma ed in duo con il pianista Filippo Gamba.Bronzi (violoncellista di primo piano nel panorama nazionale ed internazionale\, docente al Mozarteum di Salisburgo e direttore artistico dell’Estate Musicale di Portogruaro) ha avviato anche un’attività come direttore d’orchestra che lo ha visto protagonista di diversi concerti con l’Orchestra Mozart e con l’Orchestra di Padova e del Veneto.Nel duplice ruolo di direttore e solista presenta uno dei più noti concerti del repertorio violoncellistico (il Concerto n. 1 op. 33 che Saint-Saëns scrisse nel 1872)\, accanto alla Quarta Sinfonia di Beethoven (quella che Schumann\, collocandola fra la Terza e la Quinta\, paragonò ad una “slanciata fanciulla greca fra due giganti nordici”). In apertura\, un omaggio al bicentenario della nascita di Wagner con il commovente Idillio di Sigfrido\, che Richard fece eseguire il 25 dicembre 1870 sulle scale della Villa di Tribschen\, a Lucerna\, per il compleanno di Cosima.
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